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​Nel buio una candela

· ​I salesiani unici sacerdoti presenti nello Yemen ·

«Anche se già prima era in corso una guerra civile, Aden era un luogo sicuro, con la presenza stabile di numerose ambasciate, i loro servizi di sicurezza e l’esercito. Ma ora è diverso. Attualmente non ci sono ambasciate ad Aden e quei Paesi presenti con forze di protezione o impegnate nell’addestramento militare hanno richiamato il proprio personale. Anche molte grandi compagnie, aziende e famiglie benestanti se ne sono andate». 

Dallo Yemen lacerato dal conflitto arriva la testimonianza dei salesiani presenti (da ventotto anni) a San’a, la capitale, e ad Aden, Taiz e Hodeida. La loro sicurezza è seriamente minacciata e nei giorni scorsi non sono mancati momenti di grande paura, per il lancio di razzi, «spari e grida attorno alla chiesa, il boato delle esplosioni e dei missili caduti a cinque, dieci chilometri di distanza».
Abitualmente i religiosi si riuniscono una volta al mese, per avere un momento di condivisione e confronto e fare esperienza di comunità, anche per affrontare le difficoltà dovute alla loro condizione di vita solitaria in un ambiente totalmente non cristiano. I cinque salesiani presenti — riferisce l’Ans, che ha pubblicato una breve cronaca dei fatti accaduti negli ultimi giorni — sono gli unici sacerdoti cattolici nello Yemen. Si prendono cura delle tre chiese riconosciute ad Aden e dei cattolici immigrati lì, provenienti in particolare da Filippine e India, molti dei quali lavorano come infermieri. Inoltre i religiosi assicurano l’assistenza spirituale alle Suore della Carità (l’unica altra congregazione religiosa cattolica presente) impegnate in una serie di attività umanitarie negli ospedali, nei centri per gli anziani, gli infermi e i bambini bisognosi.

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20 gennaio 2018

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