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Nel buio, madre Teresa

· ​Tra i disperati dell’India ·

Pubblichiamo un articolo scritto per «L’Osservatore Romano» da un religioso camilliano, impegnato nell’assistenza ai malati di hiv e in diverse attività caritative a Mangalore, in India. Per sei mesi, nel 1994, ha lavorato con i missionari della carità in alcune case per i poveri a Kolkata. In quell’occasione ha avuto modo di incontrare madre Teresa. Questo è il racconto di quell’esperienza e delle conseguenze che ne scaturirono. 


Il mio grande desiderio di incontrare madre Teresa alla fine si realizzò nel 1994. Quell’anno ebbi la benedizione di lavorare per sei mesi, da giugno a novembre, con i missionari della carità a Calcutta. Guardando indietro, ho un ricordo vivo di quei momenti incancellabili del 4 luglio 1994, quando insieme ai miei compagni ho salito le scale per salutarla nella sua residenza.
Trovandomi faccia a faccia con madre Teresa, rimasi stordito dal suo sorriso radioso, luminoso, e dal suo cordiale saluto. Mi sporsi in avanti e baciai il palmo della sua mano. Non avrei mai immaginato quanto profondamente e totalmente ciò avrebbe forgiato la mia vita in seguito. La santa che ho baciato ha ispirato tutta la mia vita. Con delicatezza, madre Teresa prese alcuni santini con delle preghiere dalla finestra della sua stanza e si sedette sulla panca di legno della veranda. Ne firmò uno e ce lo regalò dicendo: «grazie di essere venuti». Sul foglietto c’era scritto: «Maria, Madre di Gesù, donami il tuo cuore, tanto bello, tanto puro, tanto immacolato, tanto pieno di amore e di umiltà, affinché io possa ricevere Gesù nel pane di vita, amarlo come tu lo hai amato e servirlo nel suo doloroso travestirsi da più povero tra i poveri». Amen. Sono attaccato a questo “tesoro immenso”. Basta dire “madre Teresa” per evocare ancora oggi l’immagine di una persona gentile, piena di rughe, con indosso un sari bianco e blu, che cammina attraverso gli slum di Calcutta per rispondere ai bisogni dei più poveri. Madre Teresa è diventata paladina di compassione verso la “banda indifesa dei senzatetto”. Era una cosa sola con loro, lavando e nutrendo i morenti, abbracciando i deboli e prendendosi cura dei bambini affamati.

di Anthoni Jeorge Kunnel

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23 maggio 2019

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