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Come nasce e si afferma
l’antigiudaismo contemporaneo

· Nei suoi rapporti con teologia e filosofia ·

Nel grosso volume curato da Danielle Cohen-Levinas e Antoine Guggenheim, L’antijudaïsme à l’épreuve de la philosophie et de la théologie (Paris, Seuil, 2016, pagine 708, euro 32), oltre quaranta saggi affrontano il tema dell’antigiudaismo nei secoli nei suoi rapporti non con la storia, bensì con la teologia e la filosofia: un taglio molto innovativo, che poco si sofferma sulla dimensione storica per mettere invece in luce, dell’antigiudaismo, il rapporto con la cultura e il pensiero cristiano e secolarizzato del mondo occidentale.

Paolo Uccello, «Miracolo dell’ostia profanata» (particolare, 1467-1468)

Nelle quattro sezioni in cui il volume è suddiviso e in cui i saggi si muovono liberamente tra la patristica e Heidegger, tra le origini del cristianesimo e la Nostra Aetate, le prime due hanno un taglio più tradizionale, se non fosse che le argomentazioni e gli stessi accostamenti fra i saggi sono molto innovativi: le continuità e le discontinuità, le rotture insomma, a partire da quella di Marcione che in numerosi saggi vediamo riemergere come una costante a recidere il legame tra ebraismo e cristianesimo. La terza sezione si propone di affrontare le strutture del pensiero e del linguaggio che caratterizzano l’antigiudaismo fino ai nostri giorni, mentre nell’ultima sezione, Judaïsme et destin, confluiscono tutte le analisi e le suggestioni delle prime tre sezioni a dipingere un’immagine del Novecento in cui il conflitto è divenuto ormai quello tra paganesimo e tradizione giudeo-cristiana e in cui l’antigiudaismo è quanto mai presente, come un elemento che permea talmente storia, pensiero e teologia da apparire se non come un fenomeno eterno tanto meno come una permanenza stabile. Una struttura, quella di questo volume, molto innovativa, che consente di mettere in crisi interpretazioni superate e di aprire inesplorate strade di ricerca.

di Anna Foa

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20 settembre 2019

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