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Nei simboli del concilio
una lezione di umanità e arte

· ​I novant’anni di Ezio Gribaudo festeggiati con una mostra a Torino ·

Il 10 gennaio si celebrano i novant’anni anni dell’artista Ezio Gribaudo, che verranno festeggiati a Torino, la sua città, presso il Museo Nazionale del Risorgimento italiano. In quell’occasione verranno esposti tre suoi quadri del 1964 (Sollevazione del popolo a Milano, Gli impiccati di Belfiore e Pier Fortunato Calvi) che riflettono la sua adesione al Risorgimento come metafora della lotta per la democrazia. Nelle parole di Ferruccio Martinotti, direttore del museo, le opere saranno contestualizzate «nella loro cornice più naturale». L’evento apre una serie di altre manifestazioni in onore di Gribaudo, in Italia come all’estero.

Ezio Gribaudo nel suo studio a Torino tra le opere dedicate al Vaticano II (2013, per gentile concessione dell’Archivio Gribaudo)

Ezio Gribaudo è conosciuto soprattutto per avere unito in modo concettualmente innovativo le arti visive e l’industria tipografica. Le serie più caratteristiche della sua produzione sono infatti i “flani” (testi tipografici poi intarsiati a immagini) e i “logogrifi” (rilievi su carta buvard), con i quali nel 1966 ha vinto la XXXIII Biennale di Venezia. Artista, editore d’arte, collezionista, Gribaudo è stato anche ideatore e promotore di importanti eventi a Torino, quali una mostra dell’intera Collezione Peggy Guggenheim alla Galleria Civica d’arte moderna (1976) e la mostra-spettacolo Coucou Bazar di Jean Dubuffet alla Promotrice delle arti (1978). Come editore d’arte, ha pubblicato i maggiori artisti del Novecento con le Edizioni d’Arte Fratelli Pozzo, Garzanti, Einaudi, Utet, rivitalizzando il formato del catalogo d’arte con veri e propri capolavori dell’editoria d’arte. Virtualmente, ha conosciuto tutto il Novecento. Tra le sue frequentazioni si contano Alechinsky, Bacon, Botero, de Kooning, Duchamp, Miró, Moore, Tapié, Burri, de Chirico, Guttuso, Manzù e Savinio. Suoi lavori si trovano al MoMA di New York, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia e in molti altri musei in tutto il mondo.

Come in un dizionario di immagini, il percorso creativo di Gribaudo ha creato una vera e propria mappa della cultura umanistica come di quella religiosa, testimoniata dalla serie Simboli del Concilio, iniziata nel 1963 e documentata nell’Enciclopedia del concilio Vaticano II.

Gribaudo non ha mai abbandonato questo soggetto, nel quale ha incorporato altre opere riguardanti gli eventi del 2013 (l’Anno della fede, il cinquantenario del concilio Vaticano II, la canonizzazione di Papa Roncalli e Papa Wojtyła) con successivi riferimenti a Benedetto XVI, al cardinale Carlo Maria Martini e a Papa Francesco. Ha tenuto la prima mostra su questo tema alla Galleria Cavallino di Venezia (1963), poi alla Galleria Punto di Torino (1964) e alla Galleria Pogliani di Roma (1965), fino alla recente Ezio Gribaudo e il concilio Vaticano II. Tra l’Imperatore Santo e Papa Wojtyła (2014), tenutasi al Palazzo municipale di San Mauro Torinese e accompagnata da un catalogo a cura di Paola Gribaudo e Ioannis Kantzas, pubblicato da Skira.

Come simbolo-guida, Gribaudo ha scelto la mitria ecclesiastica, di cui vengono esaltati i volumi con l’inserimento di vari temi grafici e cromatismi. In un’occasione, la polarizzazione delle mitrie nei quattro angoli della tela pittorica sta a indicare l’unione spirituale della Chiesa nei quattro punti cardinali e dunque, metaforicamente, in ogni angolo del mondo. Quando invece sono unite nel centro della composizione, creano una sorta di nucleo floreale. Si tratta di lavori in chiave apertamente pop, con colori accesi, quasi psichedelici, caratterizzati da varie tonalità di rosa e con una forte presenza di giallo e bianco. Ma il dialogo con le varie tradizioni si estende dal pop al barocco, con riferimenti anche all’arte bizantina e africana.

In occasione della mostra di San Mauro Torinese, come riporta il catalogo Skira, il cardinale Francesco Coccopalmerio ha definito le opere di Gribaudo ispirate a temi religiosi, «una lezione di profonda teologia e insieme di autentico umanesimo».

Attraverso l’uso della flanatura (intarsio pittorico di testi antiquari e racchiusi in spessi involucri che ricordano linee pop), Gribaudo evoca momenti storici che si fanno simboli del loro impatto nel tempo. Nelle serie ecclesiastiche, l’intenzione sta nel rappresentare la Chiesa come istituzione millenaria in continuo rinnovamento. Ad esempio, nella serie Simboli del Concilio, 1963, vediamo un’ombra della Basilica di San Pietro stagliarsi su flani accostati l’uno all’altro in forma di quadrati. Tre file di copricapi liturgici costituiscono il corpo della basilica attraverso mitrie allargate come forbici, aperte e pronte a tagliare via il superfluo. Ma nelle composizioni vengono anche inseriti, come collage, intarsi fotografici di motori di macchine e scarti di materiale tipografico della Fiat, lavorati in strisce verticali di colore che danno vita alle parti meccaniche. Come ha fatto notare Albino Galvano, gli oggetti liturgici che Gribaudo sceglie per la loro nettezza formale creano poi un tempo magico in cui l’eternità coincide con la contemporaneità. Le mitrie sono disposte in file come finestre di un fittizio grattacielo; aprono scorci su mondi antichi e moderni, popolati da figure e paesaggi astratti. Spesso sembrano posarsi su due piedi come a simboleggiare il lato umano dello spirito, ma sono anche forti contenitori di studi cromatici. Come hanno evidenziato sia Giuseppe Marchiori sia Andreina Griseri, Gribaudo mantiene sempre un equilibrio artistico autonomo, e le linee tracciate come fendenti non possono non evocare i tagli di Lucio Fontana.

Non è certo un mistero che senza l’impulso della Chiesa non ci sarebbe stato sviluppo dell’arte occidentale. Gribaudo è stato testimone e protagonista dell’arte del Novecento italiano, estendendo ampiamente la sua presenza anche nel ventunesimo secolo. Nella sua vasta opera, i motivi ecclesiastici evocano il valore spirituale della Chiesa stessa ma anche il ruolo fondamentale che la Chiesa ha avuto nella storia dell’arte come committente e mecenate di artisti.

di Victoria Surliuga

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25 agosto 2019

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