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Nei luoghi di Joseph Ratzinger

· La Guardia Svizzera Pontificia in Baviera ·

Un pellegrinaggio in Baviera, nella terra dove è nato ed è vissuto per lunghi anni Joseph Ratzinger. Il corpo della Guardia Svizzera Pontificia ha scelto di trascorrere così una parte del periodo estivo, visitando i luoghi più significativi legati alla vita di Benedetto XVI.

L'idea di questa iniziativa — spiega il cappellano monsignor Alain de Raemy — è nata già alcuni anni fa. «Quando nel 2006 è stato celebrato il giubileo della Guardia Svizzera Pontificia — racconta — è stato deciso di fare un pellegrinaggio sulle orme di san Martino di Tours, il patrono del nostro Corpo. Era la prima volta che le guardie compivano un viaggio insieme per alcuni giorni. Vista la buona riuscita di quell'esperienza, ci siamo chiesti se non fosse il caso di ripeterla regolarmente ogni due o tre anni. Il risultato più importante di quel viaggio, infatti, è stato quello di consentire alle guardie di stare insieme al di fuori del contesto quotidiano del servizio lavorativo, con lo scopo di aumentarne la motivazione più profonda».

Per la scelta del luogo dove compiere il pellegrinaggio sono state avanzate varie proposte. «Alcuni — riferisce il cappellano — hanno indicato la Terra Santa, altri hanno suggerito Czestochowa, in Polonia, altri ancora l'Ungheria, dove è nato san Martino. Confrontando le proposte, alla fine abbiamo scelto di andare in Baviera, nel Paese del Papa. Per vari motivi, ma soprattutto per aiutare le guardie a capire più da vicino la personalità del Pontefice, attraverso il contatto diretto con i suoi luoghi natali, la sua terra, la sua gente».

Questa esperienza, al tempo stesso spirituale e culturale, è stata aperta a tutte le guardie e si è svolta proprio in coincidenza con l'inizio delle vacanze del Papa. «Per ragioni di servizio — spiega ancora monsignor de Raemy — abbiamo dovuto scaglionare le partenze, dividendoci in tre gruppi composti ciascuno da trenta o quaranta guardie: il primo di lingua tedesca, il secondo francese, con i ticinesi, il terzo ancora tedesco, con un gruppetto di lingua francese».

Diverse le tappe principali toccate durante il pellegrinaggio. «Devo dire — aggiunge il cappellano — che l'itinerario percorso non ha seguito un criterio cronologico ma piuttosto di praticità. Siamo atterrati a Monaco. Il primo gruppo era guidato dal comandante del corpo, il colonnello Daniel Rudolf Anrig. Ci sono stati vari momenti ufficiali, tra i quali un incontro con i giornalisti, scelti dai portavoce delle diocesi visitate, ai quali abbiamo spiegato la nostra iniziativa. Tutto il viaggio, poi, è stato ripreso da una troupe della televisione bavarese, che ha prodotto un bel documentario di circa un'ora già andato in onda sull'emittente».

La prima tappa è stata Regensburg, «perché — rivela monsignor de Raemy — volevamo visitare i luoghi dove il professor Ratzinger ha svolto la sua attività di studio e di ricerca. Siamo stati accolti in cattedrale dal vescovo Gerhard Ludwig Müller. Nei pressi del duomo abbiamo assistito a una prova del coro dei Domspatzen, i famosi cantori diretti per tanti anni dal fratello del Pontefice. Abbiamo anche avuto la possibilità di incontrare monsignor Georg Ratzinger nella casa privata dove il Papa pensava di ritirarsi a vivere prima che lo nominassero arcivescovo di Monaco».

Successivamente, il gruppo si è spostato al santuario di Altötting e nei suoi dintorni, là dove il Papa trascorse l'infanzia e la gioventù. «Nel santuario mariano — racconta — ci ha accolto il vescovo di Passau Wilhelm Schraml. Lì abbiamo celebrato una messa, durante la quale abbiamo deposto vicino all'altare della Vergine un'immagine votiva del nostro pellegrinaggio. Poi siamo andati nel paese natale del Papa, a Marktl am Inn, per visitare la sua casa e la chiesa dove è stato battezzato. Ci siamo quindi spostati a Hufschlag, presso Traunstein, dove hanno vissuto i suoi genitori dopo che il padre era andato in pensione. In questa casa il Pontefice ha abitato dal 1937 al 1945 ed è stato qui che da ragazzo ha vissuto direttamente le vicende della guerra. A qualche chilometro dalla casa c'è la chiesa parrocchiale, dove i fratelli Ratzinger hanno celebrato la prima messa».

A Traunstein le guardie hanno avuto la possibilità di incontrare il terzo compagno di messa del Pontefice, il quale ha raccontato loro degli episodi interessanti sui tempi del dopoguerra in seminario. «A Traunstein — prosegue il cappellano — c'è anche lo Studienseminar, dove il Papa ha studiato e conseguito la maturità. Uno dei rettori è stato monsignor Thomas Frauenlob, attuale officiale della Congregazione per l'Educazione Cattolica, che ha ricevuto tante volte il cardinale Ratzinger durante le sue vacanze di Natale e che ci ha accompagnati in questo viaggio in Baviera. Lì abbiamo trascorso insieme con gli studenti una bella serata: prima di preghiera, con la celebrazione dei vespri, e poi di sport, con una partita di calcio tra le nostre due squadre. Successivamente siamo andati a Maria Eck, dove c'è una casa di accoglienza dei francescani. Era un punto di ritrovo nel quale il Papa incontrava i compagni di scuola della maturità. Il terzo giorno abbiamo visitato Monaco e Freising, l'antica sede della diocesi. Il primo momento è stato l'incontro nella cattedrale di Monaco, dove Joseph Ratzinger venne consacrato vescovo. Ci ha accolti l'attuale arcivescovo Reinhard Marx. Nel pomeriggio, invece, ci siamo spostati a Freising, dove il Pontefice è stato ordinato sacerdote e dove ha insegnato nel locale seminario».

Un viaggio così ricco di interesse non poteva non lasciare un segno nei partecipanti, come conferma monsignor de Raemy. «Due cose in particolare — dice — ci hanno colpito. I nostri giovani provengono dalla Svizzera e si sono resi conto che in un Paese per molti versi simile al nostro, tanta gente che ha conosciuto il Papa conserva un grande affetto nei suoi confronti. Molte persone che abbiamo avuto modo di incontrare ricordano ancora episodi legati alla vita del Pontefice in Baviera e sono contente che sia stato eletto come Successore di Pietro. La seconda cosa è stata la grande impressione che ci ha fatto l'esperienza di poter vedere da vicino i luoghi dove ha vissuto il Papa, a cominciare da quelli natali, quelli della giovinezza, del tempo di guerra, del periodo in cui fu docente, fino a quelli legati all'ordinazione sacerdotale e alla nomina ad arcivescovo e poi a cardinale».

Naturalmente, questa esperienza ha offerto la possibilità di sperimentare tra le guardie l'amicizia, la condivisione, la fraternità. E visto il buon esito, è quasi scontato che in futuro verrà riproposta. In quale luogo? Il cappellano dice che per il momento non è stato ancora deciso. «So che il vescovo ungherese della diocesi dove è nato san Martino di Tours ci ha invitato tante volte. Un'altra idea è quella di fare un pellegrinaggio in Terra Santa. Forse sarebbe meglio proporlo con cadenza annuale, in piccoli gruppi, come già facciamo con il pellegrinaggio internazionale militare a Lourdes».

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17 ottobre 2019

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