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Bambini rohingya
a rischio sfruttamento

· ​Nei campi profughi ·

Decine di migliaia di bambini della minoranza etnica musulmana dei rohingya fuggiti dal Myanmar in Bangladesh sono a forte rischio di abusi e sfruttamento. Lo denunciano organizzazioni umanitarie, precisando che le cause sono da ricercare nelle precarie condizioni in cui vivono in campi e insediamenti informali sovraffollati, nell’impossibilità di studiare e nel clima di disperazione diffuso tra la popolazione in fuga dallo stato del Rakhine (Myanmar occidentale).

Più di 450.000 bambini rohingya in età scolare risultano attualmente tagliati fuori da qualsiasi sistema educativo, e, di conseguenza, esclusi da uno dei principali meccanismi per assicurare la loro protezione. Tra loro anche 270.000 minori giunti in Bangladesh in seguito alle violenze scoppiate il 25 agosto scorso nel Rakhine. «Nei campi ci sono enormi preoccupazioni circa la protezione dei bambini. In tanti vagano affamati e disperati in aree affollate e caotiche, dove potrebbe accadere loro di tutto. Potremmo presto trovarci di fronte a un vero e proprio disastro. Bambini che hanno già vissuto sulla propria pelle esperienze alle quali nessun bambino al mondo dovrebbe assistere rischiano fortemente di essere vittime di varie forme di sfruttamento, come traffico, abusi sessuali e lavoro minorile», hanno affermato gli esperti. In questa situazione, uno dei modi più efficaci per proteggere i bambini è quello di riportarli a scuola, un luogo sicuro dove possono apprendere, beneficiare di sostegno e della promozione dell’igiene. Tra le preoccupazioni principali che riguardano i bambini rohingya in fuga figura l’alto numero di minori non accompagnati e separati dalle loro famiglie. «Abbiamo già individuato più di 1200 bambini che durante il caos sono rimasti separati dai propri genitori o che sono arrivati in Bangladesh da soli, spesso perché i loro familiari sono stati uccisi. I bambini che non hanno più nessuno che si possa prendere cura di loro sono i più vulnerabili», indicano gli esperti.

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