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​Negoziato fallito
fra May e Corbyn

· Sempre più vicina l’uscita senza accordo del Regno Unito dall’Ue ·

Dopo sei settimane di negoziati, sembra essere definitivamente tramontata la possibilità di un accordo tra il governo conservatore del premier Theresa May e il partito d’opposizione Labour, guidato da Jeremy Corbyn. Quest’ultimo ieri, in una lettera inviata a Downing Street, ha ufficializzato la chiusura dei negoziati e il mancato raggiungimento di un’intesa. «Si è arrivati fin dove si poteva», scrive il leader laburista, aggiungendo come sia «ormai chiaro che non siamo stati in grado di costruire un ponte fra le nostre importanti differenze politiche». Anche May ha preso atto dell’insuccesso dei negoziati, imputando, però, la responsabilità al partito Labour: «Non siamo stati in grado di superare il fatto che non c’è una posizione comune nel Labour fra chi vuole attuare la Brexit e chi vuole tenere un secondo referendum che potrebbe rovesciarla» ha dichiarato il premier. Il mancato accordo tra le parti rende sempre più esigua la possibilità che il governo riesca a raggiungere l’intesa più importante, quella sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, entro luglio, quando a Strasburgo s’insedierà il nuovo Parlamento europeo. Ieri Corbyn ha fatto anche sapere di non escludere l’eventualità di un secondo referendum per scongiurare il temuto «no deal», cioè un’uscita del paese dall’Ue senza accordo: a dispetto dei conservatori, i laburisti ritengono, infatti, che sia necessario mantenere un’unione doganale tra Regno Unito ed Europa.

Si annunciano mesi intensi anche in seno al partito Tory. Come ha annunciato giovedì scorso Graham Brady, presidente del Comitato 1922, responsabile del processo di elezione del leader conservatore, fino a settembre vi sarà l’impegno per l’elezione del nuovo capo di partito, nonché successore di Theresa May a Downing Street. Brady ha reso pubblico «l’impegno» della premier a fissare una data per le sue dimissioni. Ieri, i principali quotidiani britannici hanno titolato «May ends in June», prospettando un’uscita del premier May entro giugno prossimo. Al momento, i sondaggi sembrano favorire l’ex ministro degli Esteri, Boris Johnson.

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24 agosto 2019

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