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Negli Stati Uniti nuove misure restrittive
contro i richiedenti asilo

· ​Con il provvedimento firmato dal procuratore generale, si allungano i tempi di detenzione ·

 L’amministrazione statunitense mette in atto un altro provvedimento che riguarda i richiedenti asilo entrati irregolarmente negli Stati Uniti. Il procuratore generale, William Barr, nominato segretario del dipartimento della giustizia dal presidente Donald Trump a dicembre, ieri ha ordinato al dipartimento di sicurezza nazionale (Dhs) — responsabile della detenzione e deportazione degli immigrati nel paese — di non consentire i rilasci su cauzione agli irregolari trattenuti al confine o incarcerati, neppure se richiedenti asilo. Per costoro, al contrario, il periodo di detenzione potrebbe prolungarsi per mesi o anni, in attesa che la loro pratica di richiesta d’asilo venga evasa. Con tale provvedimento, il procuratore generale delega, inoltre, al Dhs tutta l’operatività nella gestione dei casi.

Migranti dell’ultima carovana entrata in Messico dall’America centrale (Reuters)

Sulla stampa emergono criticità che peserebbero sul Dhs, in particolare a partire dall’impatto immediato che la sentenza potrebbe avere sulle operazioni di detenzione.

Prima del provvedimento Barr, i migranti richiedenti asilo, che mettevano piede su suolo statunitense, potevano beneficiare del rilascio previa verifica del loro status di rifugiati perseguitati. Gli altri, invece, erano sottoposti a procedure di rapido rimpatrio e detenuti soltanto il tempo necessario a condurre tutte le verifiche.

L’ordinanza è l’ultimo atto della cosiddetta «tolleranza zero» posta sull’immigrazione dall’amministrazione di Donald Trump.

Agli inizi di marzo, l’Agenzia per l’immigrazione e le dogane (Ice) e il Dhs ha riferito che, dal 2019, gli immigrati in detenzione nelle carceri federali sono oltre 46.000, il livello più alto mai registrato dall’Ice sin dalla sua istituzione, nel 2003.

Lo scorso anno, l’agenzia aveva cercato di arginare il crescente aumento, consentendo ai funzionari di decidere se un immigrato potesse essere detenuto per un tempo limitato prima del suo rimpatrio oppure rilasciato su cauzione. L’amministrazione Trump ha cercato di trovare una soluzione agli esuberi delle carceri implementando una politica di restituzione diretta dei richiedenti asilo con i paesi limitrofi, come il Messico.

Tutto questo mentre migliaia di migranti, per lo più provenienti dall’America centrale, si approssimano ai confini federali e cresce il numero di immigrati irregolari dietro le sbarre statunitensi. Due settimane fa Trump ha dichiarato: «Se il Messico non ferma immediatamente tutta l’immigrazione illegale verso gli Stati Uniti, chiuderò il confine tra i due paesi». Trump accusa il governo messicano di non fare nulla per ostacolare l’arrivo delle carovane di immigrati dal Centro America. «Il Messico — ha sottolineato — deve smettere di prendere i nostri soldi e limitarsi a parlare invece di agire».

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19 settembre 2019

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