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​Negli occhi di Marco
la tragedia del terremoto

Solo con gli occhi Marco Serafini racconta la storia dei suoi due figli, Andrea e Simone, gemelli di appena sette anni, morti sotto le macerie della loro casa ad Amatrice, il 24 agosto, la notte del terremoto. Marco ha incontrato Papa Francesco, nell’aula Paolo VI, «per cercare un aiuto per superare il dolore terrificante». Accanto a lui la moglie, appena uscita dall’ospedale, ancora alle prese con «le lunghe cure per provare a ricuperare la funzionalità degli arti inferiori».

La donna ha visto morire anche il padre, il cugino e gli zii. Con Francesco, i genitori di Andrea e Simone hanno rivissuto la loro tragedia: il primo è stato trovato già privo di vita dai vigili del fuoco, Simone invece è stato trasportato in gravissime condizione in ospedale a Roma ma non c’è stato nulla da fare per salvarlo. «E non ci sono parole per raccontare questo dolore»: ecco perché Marco, il “portierone” con cui l'Amatrice ha vinto il campionato di prima categoria nel 1997, lascia parlare il suo sguardo, stringendo forte la mano della moglie.

Significativa, poi, la presenza all’udienza della direzione della Steyler ethik bank, fondata dai missionari verbiti nel 1964. «Il motto della banca è Wo Geld Gutes schafft , “dove il denaro crea cose buone”», spiegano il presidente del consiglio di amministrazione, padre Stephan Gerdes, e il procuratore generale dei verbiti, padre Peter Dikoš. «Tutti i profitti — sottolineano — sono utilizzati per finanziare progetti solidali e i clienti vengono informati con chiarezza sull’uso del denaro. Questo ha fatto sì che molti abbiano deciso di sostenere opere missionarie». E così «gli utili della banca, insieme alle donazioni dei clienti e ai redditi delle fondazioni, hanno raggiunto i cento milioni di euro: tutti impiegati per la carità».

L’impegno dei mille aderenti all’Unione apostolica del clero «a crescere nella spiritualità diocesana e nella totale fedeltà al Papa» è stato confermato da monsignor Luigi Mansi, vescovo di Andria, appena rieletto presidente. Il nostro obiettivo, spiega, «è aiutare diaconi, preti e vescovi a coltivare la dimensione diocesana del ministero ordinato, puntando sul senso di appartenenza e di servizio».

Al Pontefice è stato inoltre illustrato il lavoro della fondazione italo-giapponese Agon, fondata alla fine degli anni settanta dal gesuita Giuseppe Pittau, allora rettore dell’università Sophia di Tokyo, in collaborazione anche con l’associazione buddista Agon Shu. Lo scopo, spiega il presidente Marcello Bedeschi, «è sostenere i bambini poveri e consentire loro di frequentare le scuole primarie, in particolare quelle tenute dai gesuiti, attraverso contributi e borse di studio».

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