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Necessità del limite

· Per un rapporto armonico col prossimo ·

Est modus in rebus, scriveva Orazio in un verso celeberrimo della prima delle sue Satire, ricordando che c’è un limite in ogni cosa, superato il quale l’uomo si condanna a una condizione di perenne insoddisfazione e di invidia verso gli altri. Così i vecchi soldati, di fronte ai disagi delle campagne militari, vorrebbero trovarsi nei panni dei mercanti; questi, invece, in balia delle continue incertezze del mare, preferirebbero la sorte dei combattenti, che almeno si decide nel breve volgere di una battaglia. L’avvocato, stanco di essere infastidito dai suoi clienti prima ancora che sorga il sole, tesse l’elogio della vita nei campi, mentre il contadino crede felice solo chi abita in città. La ricerca della “giusta misura”, elogiata da Orazio, è una delle possibili accezioni del concetto di limite, a cui il filosofo Remo Bodei ha dedicato un recente libro Limite (Bologna, Il Mulino, 2016, pagine 128, euro 12) e inserito nella collana “Parole controtempo”. 

Nel saggio il limite è inteso come uno dei modi attraverso i quali le società si autorappresentano, definendo ciò che per loro è lecito e ciò che non lo è e dando forma al proprio rapporto con la natura, la storia, la politica, e persino la religione. Le concezioni del limite sono differenti non solo dal punto di vista sincronico, poiché esse variano da civiltà a civiltà, ma anche da quello diacronico, segnando così il passaggio tra le diverse epoche storiche. La riflessione di Bodei si gioca sul confronto tra mondo antico, moderno e contemporaneo, nel tentativo di individuare in una prospettiva di lungo periodo trasformazioni antropologiche e culturali significative.
Buona parte dell’etica antica è dominata dal concetto greco di sophrosyne, inteso come temperanza o giusta moderazione, che si manifesta nella capacità dell’uomo di controllare l’elemento irrazionale e pulsionale presente nell’anima. Chi si comporta in modo virtuoso è in grado di tenersi alla larga dagli estremi, scrive Aristotele nell’Etica Nicomachea: come il coraggioso è lontano tanto dalla temerarietà quanto dalla viltà, così il liberale non cede né alla prodigalità né all’avarizia. Sconosciuta al mondo greco e romano è invece l’idea di limite come apertura al nuovo, dal momento che il cambiamento o è considerato un sinonimo di corruzione e di decadenza rispetto a una precedente età dell’oro (Esiodo docet) o è inserito all’interno di una dinamica di ciclicità e di eterno ritorno, come avviene nel pensiero stoico. Se nell’antichità quindi la hybris umana viene condannata — si pensi alla figura di Icaro, che ha preteso di superare i limiti imposti dalla natura e dagli dèi, e per questo è stato punito — l’età moderna segna un mutamento di paradigma. Le scoperte geografiche prima e la rivoluzione scientifica poi aprono orizzonti inediti, scardinando l’immagine della terra e del cosmo degli antichi e consentendo l’affermazione di un’idea di progresso come accumulazione continua e potenzialmente illimitata di conoscenze che permettono all’uomo di estendere il suo controllo sulla natura. Solo se si superano le colonne d’Ercole, tanto in senso letterale quanto figurato, ci si può emancipare dai vincoli della tradizione e conquistare così il “mare aperto” della conoscenza, sembra suggerire la copertina del Novum Organum (1620) di Francesco Bacone. La modernità, tuttavia, non si risolve in un elogio del superamento dei limiti fine a se stesso. Bacone, ad esempio, era ben consapevole delle contraddizioni insite nella tecnica e della sua non neutralità dal punto di vista valoriale: le applicazioni delle scienze meccaniche, da una parte, potevano garantire il miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo, dall’altra, però, potevano rivelarsi strumenti di morte. Bisognava farne perciò un uso oculato.

L’epoca contemporanea, secondo Bodei, sembra aver perduto questa consapevolezza, caratterizzata com’è da una costante «delegittimazione dei limiti». Troppo spesso, infatti, si perseguono effimeri «sogni di onnipotenza» volti alla soddisfazione ad ogni costo di desideri individuali. Inevitabili sono i contraccolpi per il singolo e più in generale per il nostro vivere insieme: la mancata realizzazione delle proprie aspirazioni porta con sé un carico gravoso di risentimento e di frustrazioni, mentre l’eccessiva autoreferenzialità conduce a un’erosione dei legami sociali, che mette in crisi l’idea stessa di comunità. La riscoperta dei limiti e della finitezza della natura umana si presenta allora come un’opportunità, da cogliere con urgenza, per ristabilire una relazione armonica con il prossimo e con tutto il creato. Un atteggiamento a cui lo stesso Papa Francesco non smette mai di esortarci.

di Giovanni Cerro

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26 agosto 2019

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