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Né bianca né nera

· Lettera inedita di Victor Hugo ·

Il concetto di fraternità rappresenta una delle principali coordinate de I Miserabili e trova anzitutto nella figura di monsignor Myriel, vescovo di Digne, una mirabile incarnazione. Il presule infatti — splendidamente descritto, nel primo libro, da Victor Hugo — s’inchina di fronte ai poveri per ascoltarne il grido d’aiuto e perdona il protagonista, Jean Valjean, che, pur generosamente ospitato nella sua dimora, gli aveva rubato due candelabri. Quel perdono sortirà felici conseguenze: non vedendosi denunciato, di fronte ai gendarmi, dal vescovo, Valjean capisce in un attimo che cosa vuol dire la fraternità con il prossimo. E proprio da tale consapevolezza, che rende l’esistenza degna di essere vissuta, scaturirà il cammino di redenzione del protagonista, tutto proteso, per il resto del romanzo, a purificarsi delle colpe del passato attraverso gesti (si pensi all’amore “paterno” che riversa sulla piccola Cosette) che rispecchino quel modello di fraternità che gli aveva salvato la vita. 

Ma la celebrazione del valore della fraternità non s’impone solo ne I Miserabili: si staglia anche in una lettera inedita vergata dallo scrittore il 23 luglio 1868 e indirizzata a un proprietario terriero residente nel sud degli Stati Uniti, che era stato uno schiavista. Nella missiva Hugo, fervido propugnatore dell’abolizione della schiavitù, dichiara in modo solenne: «La fratellanza non è né bianca né nera. La fraternità è solo fraternità». Il romanziere rivolge quindi al destinatario un perentorio ammonimento: «Dimentica — scrive — di essere stato padrone. Ricorda che sei un uomo. Apri le braccia fraternamente ai tuoi ex schiavi. Sei un nobile di buon cuore e mi capirai».
La lettera, stimata 4.500 euro, sarà messa in vendita durante il Salone del libro che si terrà a Parigi dal 12 al 14 aprile. Per rendere ancor più incisiva la sua condanna, Hugo poneva la schiavitù in antitesi proprio alla fratellanza, quella vera, la quale non svapora in un insipido ugualitarismo ma esalta la dignità del singolo e la raccorda al bene comune. E sempre ne I Miserabili Hugo contesta la tesi di chi sostiene che la schiavitù è scomparsa dalla civiltà europea. «È un errore», sentenzia. La schiavitù c’è ancora e in particolare «gravita sulla donna, vale a dire, sulla grazia, sulla bellezza, sulla maternità». Tutto ciò, scrive Hugo, «non è certo una delle minor vergogne dell’uomo».

di Gabriele Nicolò

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20 settembre 2019

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