Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Nazioni disunite

· Il dibattito all'Assemblea generale dell'Onu ·

Tre giorni a discutere di fame nel mondo. Tre giorni trascorsi a proporre strategie per favorire lo sviluppo delle zone più povere in ossequio agli obiettivi del millennio definiti dieci anni fa. Tre giorni in cui il Palazzo di vetro dell'Onu è sembrato davvero la casa delle Nazioni. Poi quando è cambiata la prospettiva, e dalle grandi questioni umanitarie si è passato a discutere di altre urgenze che incombono sulla comunità internazionale, il clima è radicalmente mutato. Si è scelta di nuovo una politica di chiusura e la logica del confronto è tornata a dominare. In un Palazzo di vetro che rischia di tornare a essere la sede delle Nazioni disunite.

La giornata di ieri — la prima dedicata al dibattito nell'Assemblea generale — pareva essersi aperta con toni che molti avevano considerato concilianti. Il presidente statunitense, Barack Obama, aveva detto che per l’Iran «la porta rimane aperta alla diplomazia se Teheran sceglierà di attraversarla» e aveva ricordato che già l’anno scorso una mano tesa era stata offerta alla Repubblica islamica dell’Iran. Poche ore dopo il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha proposto che il 2011 venga dichiarato anno del disarmo nucleare e dell’uso esclusivamente civile dell’atomo. Il capo di Stato iraniano ha ribadito che l’Iran non punta all’arma nucleare, «l’ordigno più inumana che ci sia, un’arma da eliminare», di cui però — ha evidenziato — sono dotati tutti i membri permanenti del Consiglio di sicurezza. In precedenza lo stesso Ahmadinejad, in un'intervista televisiva alla Cnn, aveva espresso la volontà di incontrare Obama a margine dell'Assemblea generale dell'Onu. «Sarebbe una buona cosa — aveva detto — sedere di fronte ai rappresentanti di altre Nazioni e ai media e discutere dei nostri punti di vista». In questo modo — secondo il leader iraniano — «tutti potrebbero sentire cosa abbiamo da dire e ciò potrebbe aiutare a risolvere molti problemi».

Ma dopo queste dichiarazioni di disponibilità sono risuonate le parole dello stesso presidente iraniano, che, davanti all'Assemblea generale, ha in qualche modo rilanciato la tesi di una cospirazione interna per gli attentati dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti. Immediata la reazione delle delegazioni statunitense e di altri Paesi — tra i quali i Ventisette dell'Unione europea — che hanno abbandonato l'aula. Un comunicato della missione statunitense presso le Nazioni Unite ha in seguito definito «vili e abominevoli» le accuse mosse da Ahmadinejad. Che ha peraltro rilanciato la proposta di una radicale riforma dell'Onu in senso più rappresentativo.

Nella giornata di ieri, molto attesi erano anche i riferimenti che il presidente Obama avrebbe fatto nel suo discorso alla situazione nel Vicino Oriente e, in particolare, al dialogo di pace israelo-palestinese appena ripreso. Nel suo intervento — ieri ampiamente anticipato dalle agenzie di stampa internazionali — il capo della Casa Bianca ha sottolineato di essere ben consapevole dello scetticismo esistente sulle possibilità di successo dei negoziati di pace, mentre gli estremisti di entrambe le parti cercano di affondare il dialogo «con le parole e con le bombe».

Ma Obama si è detto convinto che il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen, siano due persone che hanno il coraggio di far seguire alle parole i fatti. «La moratoria israeliana ai nuovi insediamenti — ha detto Obama — ha migliorato la situazione nella regione e l'atmosfera dei colloqui di pace La moratoria dovrebbe essere estesa. E i colloqui dovrebbero andare avanti finché non siano stati completati».

«Gli amici di Israele — ha quindi ribadito — devono capire che una vera sicurezza per lo Stato ebraico può essere raggiunta solo con una Palestina indipendente. E gli amici dei palestinesi devono capire che i diritti del popolo palestinese saranno conquistati solo con mezzi pacifici. Il coraggio di un uomo come Abu Mazen è molto più grande di quello di coloro che lanciano razzi contro donne e bambini».

Il presidente degli Stati Uniti ha conquistato un applauso dalla platea della Assemblea generale delle Nazioni Unite — la delegazione israeliana era assente per rispettare la festività di Sukkot — esprimendo la speranza che i colloqui di pace si chiudano entro un anno con un accordo che «porti a un nuovo membro delle Nazioni Unite: uno Stato della Palestina sovrano e indipendente».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE