Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Per navigare
in questo mondo

· L’esortazione apostolica «Gaudete et exsultate» ·

«Chiunque tu sia, tu che avverti che nel flusso di questo mondo stai ondeggiando tra burrasche e tempeste invece di camminare sicuro sulla terra ferma, non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella — scriveva san Bernardo di Clairvaux riferendosi a Maria — se non vuoi essere sopraffatto dalle tempeste».

Terminata la lettura dell’esortazione apostolica di Papa Francesco Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo ci si accorge di avere tra le mani un documento da tenere sempre vicino, una sorta di guida pratica alla navigazione per non perdere la rotta e non finire travolti dalle onde del mondo. La santità è a portata di mano, ci dice Francesco, e tutti possono giungervi sebbene non da soli e a patto di non considerarla a buon mercato.

L’equipaggio che ci aiuterà lungo il viaggio, quello di tutta la nostra vita terrena, è composto da coloro che ci hanno preceduti, i santi di tutte le epoche, canonizzati in terra o in cielo: «Tra di loro — scrive il Papa — può esserci la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine», non solo i grandi santi che abbiamo imparato a conoscere dalla storia millenaria della Chiesa. Una grande consolazione deriva dal fatto di leggere nell’esortazione che, pur insegnandoci a non accontentarci di «un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» o «tiepida», questi compagni di viaggio non hanno sempre avuto una vita perfetta e, «anche in mezzo ad imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti».

Il mio nome di oblato benedettino è Pietro Maria e quindi la figura di san Pietro mi è molto cara, sempre vicina: eppure, me lo sono detto tante volte, il pescatore di Galilea era anche uomo rude, pronto per amore a estrarre la spada, vittima della paura di fronte a una serva che lo additava in pubblico, addirittura capace di rimproverare Gesù! La sua forza, la nostra forza deve però essere quella, alla fine, di non sentirci autosufficienti, di non staccare lo sguardo dal Signore che ci guida con una grazia che precede e sovrasta ogni nostra iniziativa, di essere capaci — ripete il Papa — di patire le umiliazioni per arrivare alla vera umiltà.

«La classe media della santità», quella schiera di anime che ha, come diceva santa Teresa Benedetta della Croce, influenzato «gli avvenimenti decisivi della storia del mondo» senza comparire nei libri di storia, sarà la nostra guida nell’evitare le onde più pericolose. «Tutto si riempie di parole, di piaceri epidermici e di rumori ad una velocità crescente»; eppure — sottolinea Francesco — «se viviamo agitati, arroganti di fronte agli altri, finiamo stanchi e spossati» e rigiriamo la carta nautica senza ritrovare la rotta che dovrebbe riportarci a casa facendoci rientrare in noi stessi.

Quante volte durante le visite a domicilio ho visto mogli stanchissime per l’assistenza a mariti malati eppure portatrici di una pace profonda, completamente affidate e fiduciose! Quante volte le Beatitudini delle quali il Papa scrive mostrandole come una strada sicura per la santità mi si sono materializzate davanti agli occhi nella stanza di un paziente, incarnate da persone semplicissime che mi hanno lasciato senza fiato per la loro grandezza!

Attraverso «la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, la celebrazione della Messa, l’adorazione eucaristica, la Riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria e l’impegno missionario» troveremo la forza per spostare il timone e condurre controcorrente la nostra vita, non per spirito di contraddizione ma semplicemente per amore di Dio. Papa Francesco ci ricorda anche che «la vita cristiana è un combattimento permanente» e che c’è un «essere personale che ci tormenta», che «è in mezzo a noi» per farci smarrire la strada, «per distruggere la nostra vita, le nostre famiglie e le nostre comunità»: il demonio. Gravissimo errore sarebbe il pensare che si tratti di un mito e dimenticarne la realtà: la perdita di uno sguardo contemplativo e capace di una visione metafisica è il primo miglio verso quella nebbia capace di nascondere scogli e secche preludio al naufragio in un mondo «volubile e aggressivo».

Quello verso la santità, in buona compagnia, non sarà però un viaggio noioso o triste come qualcuno vorrebbe farci credere: san Tommaso Moro, san Vincenzo de Paoli o san Filippo Neri hanno mostrato — ci ricorda papa Francesco — il volto leggero e capace di umorismo che è segno della vera gioia cristiana mai disgiunta dall’audacia e dallo «slancio evangelizzatore che lascia un segno nel mondo», da quella splendida attenzione ai particolari che, come le due monetine della vedova, fanno risplendere nella semplicità le vite dei piccoli.

Mi ritorna in mente l’impressione che ebbi quando, visitando il piccolo paese di Dorgali, mi imbattei per caso nella casa natale della beata Maria Gabriella Sagheddu che l’esortazione cita quasi in apertura: stretta tra altre casette simili in un piccolo vicolo tipicamente sardo, illuminata dall’alto da un sole implacabile, una piccola targa su di un muro un po’ scrostato. Che cos’è tutto questo rispetto alla «gloria» del mondo? Il rischio è quello di passare oltre senza vedere, di perdere quanto si cela agli sguardi superficiali e anestetizzati: «Il Signore chiede tutto e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati».

di Ferdinando Cancelli

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 novembre 2018

NOTIZIE CORRELATE