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Naufragio di Lampedusa:
ancora molti dispersi

· Intanto i ministri Ue discutono del ricollocamento dei migranti ·

Continuano le ricerche dei dispersi, ma senza nessuna speranza di trovare altre persone in vita dopo il naufragio avvenuto nella notte tra domenica e lunedì al largo di Lampedusa. I superstiti dunque sono solo 22, mentre sull’imbarcazione, secondo la loro testimonianza, c’erano 52 persone, 14 tunisini e 38 provenienti da paesi dell’Africa subsahariana. Sono di donne tutte e 13 le salme ritrovate. Tra quanti mancano all’appello ci sono anche quattro minori di cui due bimbi piccoli. A seguire le ricerche e a coordinare le indagini sono i magistrati della Procura di Agrigento che hanno sottolineato che nessuno aveva il salvagente — avrebbe potuto fare la differenza visto che l’intervento della Guardia costiera c’è stato — e che lo scafista, un tunisino, è morto annegato dopo il naufragio. Intanto, oggi a Lussemburgo i ministri dell’interno dell’Ue si riuniscono nel consiglio giustizia e affari interni per discutere dell’intesa raggiunta a La Valletta tra Italia, Francia, Germania e Malta per un ricollocamento automatico dei migranti soccorsi dalle navi delle Ong e da quelle militari.

La speranza è quella di allargare il gruppo dei quattro volenterosi a un numero consistente di 10-15 stati membri disposti a farsi carico dei richiedenti asilo portati in salvo in Italia e a Malta. È già arrivata la disponibilità della Finlandia e della Spagna. Alcuni paesi hanno fatto sapere di avere l’intenzione di aderire, ma di voler porre una clausola che annulli l’accordo in caso di diversa entità di flussi.

La questione si intreccia e si complica con la nuova ondata di arrivi sulla rotta del Mediterraneo orientale. La Turchia chiede un miliardo di euro all’Unione europea per il 2020, per continuare a mantenere la parola data con l’accordo stipulato con i Paesi dell’Ue nel 2016, con il quale si era pattuito il contributo di sei milioni di euro. Grecia, Cipro e Bulgaria in un documento comune parlano di «aumenti persistenti» degli arrivi di migranti proprio sulla rotta orientale.

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26 gennaio 2020

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