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Nato per essere arte

· ​Il cinema in Polonia ·

Il premio alla carriera che verrà consegnato al prossimo festival di Venezia a Jerzy Skolimowski è anche un omaggio a una cinematografia, quella polacca, spesso appunto premiata nelle rassegne ma altrettanto di frequente trascurata dal pubblico e dimenticata in fretta dalla critica, e tuttavia capace di dare uno straordinario apporto al cinema d’autore, nonostante dimensioni produttive relativamente contenute. A fronte della ventina di film all’anno prodotti durante le stagioni più prolifiche, e di successi commerciali piuttosto rari al di fuori dei confini nazionali, non sono pochi i nomi polacchi che hanno segnato la storia del cinema, anche ben al di là dei soliti grandi, come Andrzej Wajda, Roman Polański, Krzysztof Kieślowski.

Jerzy Skolimowski in «Mani in alto!»

Questo contrasto si spiega con il fatto che il cinema polacco ha avuto un imprinting particolarmente proteso in direzione del cinema d’autore. Lo scrive Emilio Ranzato aggiungendo che nei primi anni della diffusione del cinematografo la Polonia era ancora occupata da Russia, Prussia e Austria. L’identità culturale nazionale era messa costantemente a rischio, e gli esponenti della cultura alta, in primis gli scrittori, erano ritenuti i baluardi dell’identità patria. Le forme di cultura più popolari, viceversa, venivano viste con timore, in quanto possibili strumenti di integrazione fra i polacchi e i popoli occupanti. Il successo pressoché immediato della nuova forma d’arte, dunque, venne considerato pericoloso, e si cercò di conseguenza di limitarne i danni prodotti cercando di infondervi contenuti non lontani da quelli della letteratura. Non a caso, rimarrà una frequente abitudine del cinema polacco il sodalizio fra schermo e pagina scritta, ovvero film adattati da romanzi, spesso a opera degli stessi autori letterari.

A differenza del resto del mondo, il cinema in Polonia nasce quindi per essere arte, più che intrattenimento. Anche se ovviamente non mancheranno le stagioni più spensierate, come il successo della commedia negli anni Trenta, comune peraltro a molte altre cinematografie nel momento dell’invenzione del sonoro. Cinema d’autore significa però cinema di forti individualità. Altri problemi nasceranno dunque dal rapporto con il regime comunista, motivo per cui molti registi polacchi saranno degli esuli più o meno volontari. E Jerzy Skolimowski è stato uno di questi. 

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23 maggio 2018

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