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Natale essenziale

· ​Per i cristiani di Terra santa ·

La Basilica della Natività a Betlemme (Afp)

Pochi pellegrini, alberi e luminarie semispente: il Natale in Terra santa si profila anche come un’occasione per tornare all’essenziale di una festa che non raramente rischia di essere snaturata proprio dal suo mero aspetto esteriore. Lo aveva chiesto il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, che nel pomeriggio della vigilia, dopo una tappa al monastero di Mar Elias, giungerà in processione a Betlemme, dove prima della messa di mezzanotte presiederà il rito di apertura della porta santa nella basilica delle Natività. Rito che il 27 dicembre verrà poi ripetuto a Nazaret, nella basilica dell’Annunciazione. «La situazione attuale — ha scritto infatti Twal nel suo messaggio natalizio — ci suggerisce di limitare gli aspetti più appariscenti delle celebrazioni a favore di un approfondimento del loro significato spirituale». Da qui l’invito a ogni parrocchia «a spegnere per 5 minuti le luci dell’albero di Natale, in segno di solidarietà con tutte le vittime della violenza e del terrorismo» e la decisione di celebrare la messa di Natale «per le vittime e i loro familiari, perché possano riprendere coraggio e aver parte della gioia e della pace del Natale». Un messaggio quello di Twal che è stato anche l’occasione per tornare a esprimere dolore per «la nostra amata Terra santa presa nel circolo infernale e sanguinoso della violenza. Siamo stanchi di questo conflitto e di vedere la Terra santa insanguinata».

Il clima cupo della sofferenza per il conflitto israelo-palestinese ha fatto anche da inevitabile cornice alla visita che domenica scorsa, sempre il patriarca Twal ha compiuto nella Striscia di Gaza per l’apertura della porta santa nella parrocchia dedicata alla Sacra Famiglia. Qui la piccola comunità cristiana locale — circa 1300 persone — si prepara alle festività con la nostalgia di tempi non lontani, in cui ancora era permesso celebrare il Natale in pubblico. «Non è facile essere cristiani a Gaza», lamenta un esponente della comunità, Zuheir Michael Jawadat, per il quale «l’atmosfera non è gradevole. Hamas non autorizza più celebrazioni natalizie in spazi pubblici».

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18 ottobre 2019

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