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Nata per superare la cortina di ferro

· Trent'anni dell'edizione in lingua polacca del nostro giornale ·

In occasione del trentesimo anniversario dell'edizione mensile in lingua polacca del nostro giornale che uscì il 5 aprile 1980 pubblichiamo un articolo del suo primo incaricato, sacerdote dei chierici mariani dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

Il primo numero dell'edizione polacca de «L'Osservatore Romano» è uscito nel 1980. I preparativi erano iniziati nel novembre del 1979, anche quelli tecnici e organizzativi, ma l'essenziale era rendere possibile l'ingresso in Polonia del giornale della Santa Sede.

L'idea di Giovanni Paolo II era veramente audace: «L'Osservatore Romano» doveva passare oltre l'impenetrabile cortina di ferro. Era l'unico giornale che entrava in un Paese del blocco comunista senza essere sottoposto alla censura.

L'episcopato polacco condusse una lunga trattativa con le autorità comuniste del Paese per ottenere alla fine un'autorizzazione che conteneva però una serie di restrizioni. L'edizione polacca — mensile — poteva contenere esclusivamente i discorsi del Papa, i documenti della Santa Sede e della Conferenza episcopale polacca, informazioni riguardanti la Santa Sede e la vita della Chiesa e niente altro.

Anche in questa forma così scarna il giornale fu accolto nella patria del Papa con grande entusiasmo. Distribuito tramite le parrocchie ha raggiunto la tiratura di centoventimila copie. Oltre al pontificato di Giovanni Paolo II la Polonia, come mai prima nella sua storia, seguiva attentamente l'attività e l'insegnamento del Papa e la vita della Chiesa.

Quanto poteva essere importante questo giornale per la Polonia lo si è visto dopo la caduta del comunismo e dopo l'apertura degli archivi del partito al potere e della polizia segreta. All'apertura dell'edizione polacca è seguita una grande mobilitazione dei servizi segreti. I documenti oggi accessibili ci dicono quanti agenti sono stati impiegati e quante volte hanno tentato di avvicinare i redattori per proporre loro di collaborare, e in seguito — visto che non ci sono riusciti — hanno tentato di screditarli agli occhi della Chiesa per poter influenzare le scelte dei contenuti del giornale. In quel caso si trattava di non pubblicare gli interventi del Papa che potevano non essere graditi alle autorità comuniste della Polonia. Non è il caso di scendere qui nei dettagli. Lo storico Andrzej Grajewski sta lavorando a un libro dedicato a quest'aspetto della storia dell'edizione polacca. Qui basti dire che tutti questi tentativi sono andati a vuoto. Lo dimostra per esempio il fatto che uno dei numeri del giornale — centosessantamila copie! — che recava un discorso del rappresentante della Santa Sede in difesa del sindacato Solidarno{l-sacute}{l-cacute} soppresso dal regime, fu confiscato e dopo mesi di vani interventi dell'episcopato polacco e del Vaticano, distrutto.

La nascita dell'edizione polacca de «L'Osservatore Romano» per volere di Giovanni Paolo II faceva quindi parte delle azioni che gradualmente portavano alla distruzione dei muri che dividevano l'Europa.

Dopo la caduta del comunismo la situazione è cambiata. La censura è venuta meno e i mezzi di comunicazioni sociale liberi, la stampa cattolica, la radio, la televisione possono senza ostacoli diffondere l'insegnamento del Papa e le informazioni riguardanti la vita della Chiesa. Qui però sono sorti ostacoli derivanti dai meccanismi che governano il mercato. Quale televisione, quale radio, quale giornale può permettersi il lusso di pubblicare i testi integrali dei discorsi del Papa? Nel mondo dei media polacchi presto si è instaurata la dura legge del mercato. I testi del Papa, le informazioni sulla Chiesa hanno smesso di essere un frutto proibito. Se i giornali che raggiungono grandi tirature affrontano temi di questo tipo, lo fanno solo quando essi fanno notizia. I cattolici ricorrono ai giornali della Chiesa, ma anche essi possono pubblicare solo dei commenti ai documenti, le sintesi di alcuni discorsi, una selezione di informazioni. A «L'Osservatore Romano» ricorre chi ne ha acquisito l'abitudine prima e sente il bisogno di sapere di più e chi si occupa della Chiesa a livello professionale. Gli ultimi però spesso consultano i testi in lingua originale accessibili sulle pagine web.

Dunque il ruolo del giornale vaticano evolve. L'enorme credibilità del giornale della Santa Sede rappresenta il suo punto di forza. L'immagine mediatica della Chiesa, del Papa, del Vaticano sta diventando sempre meno chiara. Come in altri Paesi, anche in Polonia si osservano due tendenze pericolose. La prima è rappresentata dall'avversione, e a volte addirittura ostilità nei confronti della Chiesa e della dottrina cattolica. Si dedica molto spazio agli scandali. Il punto di vista della Chiesa di fronte alle questioni nuove, come la fecondazione in vitro, oppure vecchie, come l'indissolubilità del matrimonio, viene presentato, spesso in modo efficace, come lontano dalla vita e privo di fondamento.

L'entusiasmo della fede, che nel periodo comunista era una delle forme di lotta per avere il diritto alla libertà, svanisce oscurato dal fascino esercitato dalla prospettiva del successo e del benessere del tutto terreno, o comunque ha bisogno di nuove ispirazioni. Gli scandali ingigantiti dai media fanno perdere la fiducia nella Chiesa. La seconda tendenza consiste nella disattenzione, nell'indifferenza. Se le encicliche di Giovanni Paolo II, almeno alcune, venivano lette e suscitavano un interesse piuttosto ampio, oggi si leggono meno e l'interesse suscitato è minore. Se gli interventi del Papa — per esempio quelli riguardanti la guerra in Iraq — provocavano ampi e vivaci dibattiti, oggi il Papa e i suoi interventi, e la Chiesa in generale, anche in un Paese le cui chiese sono piene di fedeli come la Polonia, sembrano scomparire gradualmente dall'orizzonte. E i sacerdoti spesso si sentono impotenti.

Se «L'Osservatore Romano» facilitasse la lettura dei discorsi e dei documenti pontifici — ottimi! — accompagnandoli con degli articoli di approfondimento, se potesse dedicare maggiore spazio ai più urgenti problemi dei nostri tempi, visti nell'ottica del Vaticano, diventerebbe un preziosissimo strumento di evangelizzazione e non solo una fonte di citazioni per chi studia teologia. Anche i testi importanti e pieni di saggezza per essere apprezzati, prima di tutto devono essere letti. Il layout di tutti i giornali sta cambiando e sono altre testate, più che «L'Osservatore Romano», a formare le abitudini dei lettori. Nolens volens diventa quindi necessario adeguarvisi senza naturalmente rinunciare all'obiettivo de «L'Osservatore Romano» e ai suoi contenuti. Nessuno può desiderare che l'edizione polacca de «L'Osservatore Romano», preparata con tanta cura, diventi il giornale più citato — nelle tesi di laurea — e il meno letto. Ha da svolgere infatti un ruolo importantissimo e sempre molto necessario.

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