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​Narratrice dell’atemporale

· ​La scomparsa di Giacoma Limentani ·

È morta il 18 febbraio a Roma, dove viveva, Giacoma Limentani. Ebrea romana, molto impegnata nel dialogo ebraico-cristiano, aveva compiuto da qualche mese novant’anni. Scrittrice, traduttrice raffinata, studiosa di Torah e Midrash, appassionata animatrice di corsi di cultura ebraica, Giacometta, come veniva chiamata dai suoi allievi e allieve, era una figura affascinante e carismatica. 

Giacoma Limentani

Maestra di difficile definizione, perché il suo insegnamento era distante dai modi tradizionali in cui i testi ebraici venivano narrati. Non era insomma una rabbina, nemmeno una rabbina riformata, ma una signora di grande cultura, meglio definirla un’artista, che trasmetteva i suoi oggetti d’amore, la mistica, il Misdrash, attraverso lezioni cariche di passione, affabulazioni vive e freschissime. Amava e conosceva molto bene la musica e amava anche il canto e la danza, in sintonia forse con le danze dei chassidim.
Ho frequentato le sue lezioni tanti anni fa, nei primi anni Ottanta, quando Giacometta aveva appena iniziato a farle, nel salotto della sua casa di Prati dove le teneva. I suoi capelli già allora candidi ci illuminavano. Eravamo noi allieve, tutte donne, ansiose di confrontarci con un mondo che alcune di noi quasi non conoscevano e che altre volevano rileggere in maniera molto diversa da come lo avevano imparato a conoscere. Quando lei parlava, c’era un gran silenzio, perché la sua voce calda potesse arrivarci nella sua pienezza. Poi, scoppiavano le discussioni, in quegli anni in cui l’ho frequentata soprattutto fra quante di noi apprezzavano il suo taglio mistico e atemporale e le “storiche” (con me, Anna Rossi Doria e Paola Di Cori), più o meno refrattarie all’astoricità del suo procedere narrativo. Ripensandoci, è stata un’esperienza assolutamente unica e credo che non ci fosse nessun altro che lei in grado di offricela.
Molti i suoi scritti: romanzi, come In contumacia, del 1967, che racconta di una ragazzina ebrea nella Roma occupata, riletture bibliche, opere teatrali di argomento chassidico, saggi sul Midrash e sulle fiabe. Scriveva come parlava e a volte come cantava, con amore e senso finissimo del ritmo. Poteva narrare, scrivere, riflettere solo attraverso la sua passione, mai spenta nemmeno in tarda età.

di Anna Foa

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24 febbraio 2020

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