Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Musulmani
prime vittime dell’estremismo

· Nelle Filippine la Chiesa impegnata nel dialogo tra le religioni ·

Manila, 23. «Non va sottovalutata la presa ideologica del cosiddetto Stato islamico sui giovani musulmani filippini, ma la stragrande maggioranza degli islamici di Mindanao non appoggia il califfato, non vuole la violenza. E i musulmani di Marawi sono le prime vittime dello Stato islamico». 

È un’analisi pacata e realistica quella con cui padre Angel Calvo, dal suo osservatorio privilegiato sull’isola di Mindanao, legge la crisi di queste settimane nella regione meridionale delle Filippine. Negando, soprattutto, che quella in corso sia una guerra di religione. Il clarettiano di origini spagnole è da quarant’anni in missione a Mindanao, impegnato a Zamboanga nell’Interreligious Solidarity Movement for Peace, che promuove programmi di istruzione e convivenza pacifica tra comunità cristiane e musulmane. Le sue parole arrivano a poche ore dall’ennesimo atto terroristico compiuto da un gruppo di trecento militanti del gruppo jihadista Bangsamoro Islamic Freedom Fighters che ha attaccato il villaggio di Malagakit, nella provincia di Nord Cotabato, facendo irruzione in una scuola, per poi ritirarsi, alla risposta dell’esercito, con alcuni ostaggi che in seguito sono stati tutti liberati.

Si vive, insomma, in un clima di insicurezza: «L’azione terrorista a Marawi e ora l’attacco a Nord Cotabato — ha dichiarato il missionario all’agenzia Fides — sono stati una sorpresa: si tratta infatti di territori controllati dal Moro Islamic Liberation Front, movimento in trattative con Manila. Ma la sopravvivenza da ormai ventisei anni di gruppi terroristi come Abu Sayyaf è significativa e deve porre qualche domanda. Oggi la rinascita dell’ideologia radicale, a causa dello Stato islamico, può avere influenza sui giovani e riaprire a Mindanao la piaga della violenza diffusa, anche grazie alla propaganda che si fa in alcune madrasse». A ciò si deve aggiungere che «il gruppo Maute che ha occupato Marawi si è unito a membri di Abu Sayyaf e ad altri foreign fighters addestrati all’estero. In più la rete ha l’appoggio dei narcotrafficanti che garantiscono finanziamenti e armi». La situazione dunque è piuttosto complessa. Tuttavia, rileva il missionario, «una cosa si può dire con certezza: i musulmani sono le prime vittime dei jihadisti, quanto e insieme ai cristiani. Tra cristiani e musulmani a Mindanao non c’è alcuna guerra di religione, ma solo desiderio comune di costruire pace e convivenza».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE