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Muro contro muro

· Il parlamento venezuelano vota per mettere sotto processo il presidente Maduro ·

Ma l’esecutivo chavista contesta la legittimità del provvedimento

Si alza ulteriormente il livello dello scontro in Venezuela. Il parlamento controllato dall’opposizione ha votato ieri per mettere sotto processo il presidente Nicolás Maduro. In base alla mozione approvata, Maduro dovrebbe presentarsi in aula il primo novembre per rispondere, in diretta televisiva, delle accuse che gli sono mosse. 

 Il voto è avvenuto nel corso di una sessione speciale, convocata dalla coalizione dell’opposizione, ovvero la Mesa de la Unidad Democrática (Mud, centrista, antichavista). Come riporta un comunicato, Maduro è accusato di «violazioni costituzionali e attacchi alla democrazia», nonché di aver un ruolo nella crisi economica. I sostenitori di Maduro hanno obiettato che la costituzione venezuelana non prevede la procedura di impeachment, ovvero la messa in stato di accusa del presidente. Inoltre la Corte suprema, sostengono i chavisti, ha già sentenziato l’illegittimità di qualsiasi decisione del parlamento. «Dal punto di vista della legge, l’Assemblea nazionale non esiste» ha detto il vice presidente Aristóbulo Istúriz. La Corte ha definito nulli i provvedimenti dell’aula, chiedendo la destituzione di tre parlamentari accusati di voto di scambio. Dura la replica di Maduro, che rifiuta di sottoporsi al processo. «Il voto è stato un golpe parlamentare» ha detto. L’ennesimo scontro istituzionale arriva dopo alcuni giorni di forte tensione. Oggi l’opposizione antichavista ha organizzato una serie di manifestazioni nelle maggiori città del paese: l’obiettivo è rilanciare la convocazione del referendum per la revoca del mandato di Maduro. Pochi giorni fa il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) ha sospeso a tempo indeterminato la raccolta di firme necessarie alla convocazione del referendum. Il Tsj ha motivato la sua scelta denunciando diversi casi di frode nelle procedure. L’opposizione ha criticato la decisione contestando l’indipendenza del Tribunale. La sospensione rallenta molto le procedure per il voto, rischiando così di far slittare la consultazione dopo il 10 gennaio 2017, cosa che il Mud vuole a tutti i costi impedire. In effetti, se il referendum avvenisse oltre quella data, anche in caso di una vittoria antichavista, Maduro sarebbe costretto a lasciare, ma il suo governo resterebbe in carica. Se invece si andasse alle urne prima del 10 gennaio 2017, sempre nel caso di una vittoria antichavista, anche il governo dovrebbe lasciare e ci sarebbero nuove elezioni. Sull sfondo, c’è poi la pesantissima crisi economica.

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