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Muro contro muro al Consiglio di sicurezza

· Profonde divergenze sulla risoluzione per le armi chimiche in Siria ·

Tra i  Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti) persistono i contrasti  sul tipo di risoluzione da varare sulla Siria, per recepire l'accordo sulla consegna delle armi chimiche di Damasco. Si è ancora al  muro contro muro, con Washington, Parigi e Londra che vorrebbero il riferimento all'articolo 7 della Carta dell'Onu —  quello che prevede l'uso della forza e che è stato ipotizzato anche dal Segretario generale, Ban Ki-moon —   e Mosca che lo esclude tassativamente. Anche sulla responsabilità dell'uso di armi chimiche in Siria, le posizioni restano divergenti. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna insistono sulla responsabilità delle forze di Assad, adducendo a prova  il rapporto degli ispettori dell’Onu. Mosca risponde di essere in possesso di nuove prove sulla colpevolezza dei ribelli.  La Cina, da parte sua, ha sostenuto che farà un esame approfondito del rapporto degli ispettori. Il capo di questi ultimi,  Åke Sellström, ha annunciato un prossimo ritorno in Siria, per indagare sulle accuse  nei confronti sia del Governo sia  dell’opposizione:

Nel frattempo,  il Governo di Damasco ha ribadito che l’annunciata adesione alla Convenzione sulla messa al bando delle armi chimiche e la disponibilità a mettere il proprio arsenale sotto controllo internazionale, non significano accettare imposizioni straniere sull’assetto politico interno. «Spetta solo al popolo siriano parlare della legittimità politica nel Paese» ha affermato ieri una fonte del ministero degli Esteri —  citata dalle agenzie di stampa internazionali —  negando allo stesso tempo ogni ipotesi di uscita di scena  del presidente Assad.

I tempi del confronto diplomatico non si prevedono brevissimi. Ban Ki-moon ha annunciato che il 25 settembre, a margine ai lavori dell’Assemblea generale dell’Onu, incontrerà i ministri degli Esteri dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza e che il 28 settembre terrà un’ulteriore riunione con lo  statunitense  John Kerry e il russo  Serghiei Lavorv, insieme con l’inviato in Siria dell’Onu e della Lega araba,  Lakhdar Brahimi.

Al tempo stesso, l’Onu ha ripetuto l’appello per le popolazioni siriane stremate dalla guerra. Quasi sette milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti umanitari a causa del conflitto, ha affermato Valerie Amos, responsabile per gli Affari  umanitari, durante una conferenza stampa in Kuwait.

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18 giugno 2019

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