Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Muro contro muro

· I palestinesi pronti ad avanzare la richiesta di riconoscimento ·

Israele e Stati Uniti si oppongono a «mosse unilaterali»

Cresce la tensione in vista della richiesta di riconoscimento della Palestina come Stato membro dell’Onu. Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese (Ap), ha detto ieri di essere pronto a incontrare il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ma solo per discutere di impegni concreti. Washington lavora a una soluzione politica della crisi. Come ha spiegato il segretario di Stato, Hillary Clinton, l’obiettivo della Casa Bianca è quello di evitare uno scontro. Ma il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, conferma: «Nulla è cambiato».

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, nel corso di un colloquio, ieri, con Abu Mazen, ha sottolineato che «la comunità internazionale e le due parti» dovrebbero «trovare una strada per riprendere i negoziati all’interno di una cornice legittima e bilanciata». In particolare, il segretario generale ha discusso degli sforzi in questo senso da parte del Quartetto per il Medio Oriente (Onu, Ue, Stati Uniti, Russia), e il presidente dell’Ap «ha sottolineato il suo impegno verso una soluzione negoziata». In alcune interviste Abu Mazen si è detto disposto a incontrare il premier Netanyahu a New York in margine all’Assemblea generale dell’Onu. «Sono pronto a parlare con qualsiasi rappresentante di Israele in qualsiasi momento» ha spiegato il raìs. «Certo — ha poi aggiunto — se non c’è niente di concreto sarebbe inutile».

Alla vigilia della sua partenza per New York, Netanyahu ha fatto sapere di essere interessato a colloqui diretti con Abu Mazen. «Mi rivolgo al presidente dell’Ap per lanciare negoziati diretti a New York e proseguirli a Gerusalemme e Ramallah» ha detto Netanyahu. «Offro al presidente Abu Mazen la possibilità di lanciare negoziati di pace diretti invece di perdere tempo per futili passi unilaterali» ha aggiunto. Il premier israeliano vedrà domani, mercoledì, il presidente Obama e venerdì parlerà davanti all’Assemblea generale.

Sul piano diplomatico, si continua a cercare una mediazione. «La sola via verso una soluzione a due Stati, che noi sosteniamo e vogliamo portare avanti, è quella dei negoziati» ha detto Clinton. «Gli Stati Uniti si oppongono ad azioni tese al raggiungimento di uno Stato palestinese attraverso le Nazioni Unite» ha detto Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Obama, commentando le parole dei rappresentanti dell’Ap pronti ad avanzare la richiesta di riconoscimento al Consiglio di sicurezza e all’Assemblea generale. Rhodes ha quindi ribadito che, se la questione arriverà al Consiglio di sicurezza, gli Stati Uniti porranno il veto. Oggi Obama incontra il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan: l’incontro si concentrerà probabilmente sul recente raffreddamento delle relazioni tra Ankara e Tel Aviv.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE