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Mura per i più fragili

· Nel medioevo le congregazioni prevedevano vicino a quelli religiosi edifici che fornivano servizi di assistenza ai bisognosi ·

Forte è il richiamo di molti fedeli a Yamoussoukro, in Costa d’Avorio, per visitare Notre-Dame de la Paix, la copia della Basilica di San Pietro, la cui costruzione, voluta dal primo presidente Félix Houphouët-Boigny e conclusa nel 1989, rappresenta un’occasione di interesse religioso e turistico non indifferente. L’affluenza dei visitatori registra una sensibile caduta tra il 2002 e il 2011 per la guerra civile che coinvolge l’intero paese, ma attualmente ha un costante buon numero di presenze. L’edificio, soggetto a forti critiche sia estetiche sia per il costo molto elevato, riproduce con fedeltà quasi assoluta le fattezze della basilica romana. È una costruzione, figlia del post-modern, quando la ricerca architettonica era attraversata da una linea, non secondaria, impegnata nel recupero delle forme e degli etimi storici, assorbiti e riproposti con un intento simbolico così palese da scivolare anche in una facile e scontata retorica. Analizzandola più a fondo, se ne riconoscono tuttavia il valore spirituale, culturale e commerciale, trasformato in un profitto da reinvestire a fini socialmente utili.

Questa attenzione non è d’altronde una novità. Le congregazioni, che hanno operato a partire dal medioevo, prevedevano accanto all’edificio religioso, che era la meta dei pellegrini, uno o più edifici destinati a fornire servizi per l’assistenza sanitaria e il ricovero dei poveri. La Basilica della Costa d’Avorio, che assolve al compito di richiamo e di proselitismo, conserva pienamente questo spirito di impegno assistenziale. Il 10 settembre 1990, quando presenziò alla sua consacrazione, Giovanni Paolo II pretese, da parte della Chiesa del luogo, che gli introiti, derivanti dall’affluenza dei visitatori, servissero per costruire, accanto alla chiesa, un nuovo ospedale. Questa costruzione subì un lungo ritardo a causa della già ricordata guerra civile, ma, alla fine, terminò nel 2014. L’ospedale, denominato Saint-Joseph Moscati (dal nome di Giuseppe Moscati, il santo medico) e soprannominato l’“Hôpital-Basilique”, è gestito dai religiosi dell’Ordine dei Camilliani, i “Ministri degli infermi”.

Così inquadrato e opportunamente collocato all’interno dell’impegno che si propone, anche il paradosso di un edificio-fotocopia può trovare, in determinati contesti, un ruolo comunicativo socialmente utile. L’esito viene dall’arricchimento che l’architettura trasferisce alla crescita culturale non solo del luogo. Nel rispettare la volontà del ricco mercante pratese Francesco Datini di impegnare al meglio una parte del lascito di tutti i suoi beni ai poveri per la realizzazione dello Spedale degli Innocenti, un orfanotrofio collegato alla Chiesa di Santa Maria degli Innocenti, Filippo Brunelleschi dà vita a un’opera innovativa, origine del Rinascimento fiorentino, che ancora oggi conserva, almeno in parte, la sua funzione originaria, richiamando turisti e portando sicuri benefici alla città.

Ancora prima, sulla Via Francigena, Siena vede sorgere, nel 1440, proprio accanto al Duomo, l’ospizio gratuito per pellegrini, forestieri e ammalati di Santa Maria della Scala, oggi adibito a importante complesso museale.

Le strutture di ospitalità accompagnano costantemente il cristianesimo, sostenendo le valenze solidali a tutela dei “fragili”. Già il concilio di Nicea nel 325 stabilisce che ogni vescovato istituisca nelle città ospizi per pellegrini, poveri e malati. La Regola di San Benedetto impone, sopra ogni altra, la cura degli infermi; ma anche al di fuori dei monasteri sorgono ospedali per volontà degli ordini religiosi: un’antica espressione francese si riferisce all’ospedale con il termine hôtel-Dieu, “ostello di Dio”. Molti ospedali medievali hanno la porta rivolta verso il Vaticano, inoltre la costruzione dei cortili che ricordano quelli dei conventi e le infermerie a croce denotano una visione cristiana dell’istituzione ospedaliera. L’ubicazione della cappella teneva conto della necessità di rendere il più agevole possibile l’accesso, o la visione delle funzioni, da parte dei degenti.

Dobbiamo anche ricordare gli ospedali creati e gestiti dagli ordini ospedalieri, e in particolare dai Cavalieri di Malta. L’Ordine nasce intorno al 1050 come comunità monastica dedicata a san Giovanni Battista che ha lo scopo di gestire un ospizio per l’assistenza ai pellegrini di Terra Santa, con il motto Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum. L’Ordine, che è presente con progetti medici e umanitari in numerosi paesi dei cinque continenti, gestisce a Roma l’Ospedale San Giovanni Battista specializzato in riabilitazione neurologica e motoria. Importante, in Terra Santa, è l’Ospedale cattolico Sacra Famiglia di Nazaret, struttura sanitaria di eccellenza, esempio e simbolo di collaborazione tra cattolici, musulmani ed ebrei, uniti dal comune desiderio di contrastare le sofferenze della popolazione.

A Roma due strutture rappresentano un riferimento importante: l’Ospedale San Gallicano e l’Ospedale San Giacomo. Il primo, situato nel cuore di Trastevere, voluto da Benedetto XIII, appena salito al soglio pontificio, e terminato in poco più di un anno da Filippo Raguzzini nel 1726, realizza un impianto tipologico fortemente innovativo, con uno sviluppo longitudinale di grandi dimensioni. È suddiviso in due corsie, separate al centro dal corpo della chiesa, che pronuncia sulla facciata uno scatto in altezza e una sporgenza sull’allineamento stradale. Perde negli anni parte delle sue funzioni cliniche, conserva tuttavia pienamente il ruolo di presidio sanitario, dedicato soprattutto ai soggetti più deboli, promuovendo la salute delle popolazioni migranti, spesso prive del diritto all’assistenza, e il contrasto alle malattie della povertà.

Contrariamente al San Gallicano, l’Ospedale San Giacomo, anch’esso in un’area centrale della città, addirittura all’interno del Tridente barocco, tra Piazza del Popolo e Piazza Augusto Imperatore, viene dismesso nel 2008, ancora in piena attività, senza un’idea definita sul suo possibile riuso. L’esigenza della Regione Lazio è quella di liberarsi dei costi molto elevati per la sua gestione, che sarebbero cresciuti se si fosse proceduto a ulteriori ammodernamenti delle strutture edilizie e sanitarie. Questa intenzione si scontra tuttavia con l’impedimento della destinazione d’uso: il San Giacomo, Ospedale degli Incurabili, di origine medievale, rinnovato nel XVI secolo, proviene dalla donazione della famiglia Salviati, la stessa che nel 1869 è all’origine, sempre a Roma, della fondazione dell’Ospedale del Bambino Gesù, che aveva posto il vincolo del mantenimento della funzione assistenziale; altrimenti l’immobile sarebbe tornato alla proprietà.

Il San Giacomo descrive un esempio allarmante che impone alla pubblica amministrazione di misurare con giusto anticipo il destino degli edifici dedicati ai servizi assistenziali, soprattutto di quelli che hanno svolto nei secoli compiti socialmente utili. Anche all’interno di una città, resa più complessa nel suo impianto urbano, essi, opportunamente adeguati, possono continuare a essere preziosi per la cura e l’assistenza della popolazione, soprattutto di quella più debole.

di Mario Panizza

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18 ottobre 2019

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