Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Muore un migrante su quaranta

· La denuncia nel rapporto dell’Unhcr ·

Operazione di soccorso di migranti in mare (Ansa)

Un migrante su 40 non ce la fa. I viaggi disperati dei profughi verso l’Europa diventano sempre più pericolosi e i trafficanti fanno sempre più affari. È quanto denuncia l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), mentre l’Unicef ribadisce tutta la preoccupazione in particolare per i minori non accompagnati. Intanto, a Bruxelles la commissione europea sta mettendo a punto una normativa che cerca di richiamare all’ordine i paesi che non ne vogliono sapere di accogliere quote di migranti, ma che facilita i rimpatri dei cosiddetti migranti economici. Di fronte alle «maggiori restrizioni alle frontiere» introdotte nel 2016 e dopo la chiusura della rotta balcanica, i viaggi si fanno «sempre più pericolosi, lungo rotte diversificate, sempre più spesso in balia dei trafficanti». Il numero di morti avvenute nel Mediterraneo nel 2016 è il più alto mai registrato: la drammatica media è di una persona ogni 40 che hanno intrapreso la traversata. Inoltre, dei 4579 morti in mare, si ritiene che almeno 700 fossero minori. Un dato impressionante è costituito proprio dal numero crescente di minori non accompagnati o separati, oltre 25.000 nel 2016, che rappresenta il 14 per cento di tutti gli arrivi registrati in Italia durante l’anno scorso, un numero più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. E a questa realtà l’agenzia per l’infanzia Unicef ha dedicato il suo rapporto intitolato «Un viaggio mortale per i bambini» pubblicato ieri, in cui documenta di minori abusati e vittime di violenze di ogni genere e chiede «misure stringenti per proteggere i bambini migranti e un sistema di passaggi sicuri». L’Unicef ha anche denunciato le inaccettabili condizioni nei centri di detenzione in Libia — 34 in tutto quelli identificati, 24 gestiti dal governo e dieci dalle milizie — spiegando di avere accesso a meno della metà dei centri che dipendono dal governo libico, ma dicendosi certa di violenze all’ordine del giorno, lavoro forzato, torture.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE