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Per Mosul
una nuova nascita

· ​Il patriarca Sako si appella anche ai musulmani ·

La metropoli irachena di Mosul, sottratta all’occupazione dei miliziani del sedicente stato islamico nel 2017, fa fatica a tornare alla situazione precedente all’occupazione jihadista, e le difficoltà colpiscono in maniera particolare la componente cristiana. L’auspicato ritorno di quanti hanno abbandonato la città negli anni del predominio degli estremisti islamici continua a ritmi tutt’altro che intensi. E negli ultimi giorni, in particolare i media iracheni come ankawa.com hanno documentato il degrado di un’area urbana, un tempo abitata da cristiani, divenuta una vera e propria discarica fra le macerie.

Il patriarca di Babilonia dei Caldei, cardinale Louis Raphaël I Sako, recatosi a Mosul per partecipare alla presa di possesso del domenicano Najb Mikhael Moussa come nuovo arcivescovo, ha voluto incoraggiare e invocare la “rinascita” della città, affidando il suo nuovo pastore «nelle mani delle comunità cristiana e musulmana» locali.
La fecondità del lavoro compiuto da un vescovo — ha detto il patriarca caldeo nel suo intervento durante la celebrazione di insediamento del nuovo arcivescovo — dipende dall’unità della sua diocesi, poiché il pastore è al servizio di tutti, piuttosto che per una persona o per l’altra». Il cardinale Sako ha sottolineato che i comportamenti discriminanti, la faziosità e i favoritismi, «distruggono la comunità».

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19 maggio 2019

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