Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Mosul attende la liberazione dall’Is

· Le forze di Baghdad respingono una nuova controffensiva dei jihadisti e si apprestano alla riconquista completa della città irachena ·

Si combatte senza tregua nella città di Mosul, ultima roccaforte irachena del cosiddetto stato islamico (Is). Gli uomini di Al Baghdadi hanno tentato ieri sera una disperata controffensiva, ma senza successo. Diversi attacchi suicidi hanno colpito i quartieri di Al Tanak, Rajm Hadid e Al Yarmouk. Tuttavia, poco dopo, le forze di Baghdad hanno ripreso il controllo della situazione e annichilito la resistenza jihadista. 

Mancano ormai poche ore all’annuncio della completa riconquista della città, un passo di fondamentale importanza nella lotta alla presenza jihadista in Medio e Vicino oriente. In molte parti di Mosul ieri si è celebrato il primo Eid El Fitr, la fine del mese sacro del Ramadan, senza le restrizioni e il terrore imposto dall’Is che continua a resistere solo in alcune piccole zone della città. Mosul è una città ferita. Il simbolo più doloroso dei combattimenti è la Grande Moschea, distrutta pochi giorni fa dai jihadisti in fuga. In quella moschea il leader dell’Is, Al Baghdadi, proclamò nel 2014 la nascita del califfato. L’inviato speciale dell’Onu per l’Iraq, Jan Kubis, ha detto che la distruzione della moschea è «un segnale del senso di disperazione del gruppo terrorista e della sua imminente caduta» anche a causa della presunta morte del suo leader Al Baghdadi. Ma sulla sorte di Al Baghdadi — annunciata dai russi circa una settimana fa — regna ancora l’incertezza. La distruzione della moschea — dicono molti esperti — segna un punto di svolta nella battaglia per la riconquista di Mosul, iniziata circa otto mesi fa e che ha causato finora la fuga di 850.000 persone. Da settimane si combatte attorno al centro storico della città. Anche nelle aree liberate dalla presenza jihadista la tensione è altissima. Rottami, edifici sventrati e raffiche di mitragliatrice fanno capire che il ritorno alla normalità è ancora un miraggio. Nella città manca tutto: dall’elettricità all’assistenza medica, dall’acqua potabile ai servizi igienici.

Chi può scappa attraverso i corridoi umanitari allestiti dai militari iracheni in collaborazione con l’Onu e con le ong attive sul campo. Sono almeno 100.000 i civili — soprattutto nelle zone centrali della città, teatro degli ultimi combattimenti — ancora intrappolati e in condizioni disperate.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE