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Mosca rifiuta
la mediazione dell’Ue

· Dopo l’atto di aggressione contro le navi ucraine ·

Navi militari ucraine in un porto di Kerch (Afp)

La Russia rifiuta la mediazione dell’Unione europea dopo l’atto di aggressione contro le navi ucraine nel Mare di Azov. A Parigi per un incontro con il collega francese, Jean Yves Le Drian, il ministro degli esteri russo, Serghiei Lavrov, ha affermato che «non servono mediatori, perché russi e ucraini possono parlare fra loro e se vi sono questioni tecniche che non sono chiare a Kiev ne possono discutere le autorità di frontiera dei due paesi». Lavrov si riferiva alla proposta di Francia e Germania per una mediazione fra Russia e Ucraina, nell’ambito del formato Normandia, che unisce i quattro paesi per cercare di risolvere il conflitto fra il governo di Kiev e le cosiddette Repubbliche di Donetsk e di Luhansk. L’Unione europea ha intanto fatto presente che non sono escluse nuove sanzioni contro Mosca. Lo ha detto il ministro degli esteri austriaco Karin Kneissl, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Ue. Dal tribunale di Simferopoli, in Crimea, fanno nel frattempo sapere che sono 15 su 24 i marinai delle motovedette ucraine nei confronti dei quali è stato disposto l’arresto per la durata di due mesi per «attraversamento illegale del confine» nel Mare di Azov, dove la navi russe hanno sparato contro le imbarcazioni di Kiev e ne hanno trattenuto gli equipaggi. Al centro delle tensioni tra Russia e Ucraina c’è un piccolo tratto di mare che per Kiev è di vitale importanza: il Mare di Azov appunto, chiuso tra la Crimea, la costa del Donbass e la Russia meridionale. Per accedere al Mare d’Azov c’è una sola via per le navi: lo Stretto di Kerch, su cui Mosca ha messo le mani con l’annessione della Crimea nel 2014. Sono mesi che i russi rafforzano la propria presenza militare nella zona e rallentano i commerci fermando e ispezionando gran parte delle navi in viaggio da o verso i porti ucraini sul Mare d’Azov.

Da marzo scorso le autorità di Kiev denunciano un «blocco economico» per i loro principali porti su quelle acque: Berdyansk e Mariupol. Non si tratta di un danno da poco, considerando che il Donbass è il cuore pulsante dell’industria siderurgica e mineraria ucraina.

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27 maggio 2019

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