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Mosca riconosce i ribelli libici

· Messaggi contraddittori dai figli di Gheddafi ·

Settembre si apre in Libia sia con un’accelerazione degli sviluppi politici sia con la prospettiva di una soluzione militare alla guerra civile che si protrae da mesi. Anche la Russia, che finora era stata estremamente critica sull’intervento armato della Nato e che aveva continuato a sostenere la necessità di un negoziato tra i ribelli e il leader libico Muammar Gheddafi ha annunciato oggi il riconoscimento del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), l’organismo di autogoverno datosi dai ribelli libici, come unica e legittima autorità «funzionante» nel Paese nordafricano. Nel darne l’annuncio, il ministero degli Esteri di Mosca ha espresso di attendersi «che tutti i contratti e gli obblighi saranno rispettati». Nella dichiarazione diffusa da Mosca si richiamano le riforme annunciate dal Cnt — nuova costituzione, elezioni e formazione del Governo — e si ricorda che Mosca intrattiene rapporti diplomatici con Tripoli dal settembre del 1955, senza che siano mai stati interrotti. Il riconoscimento del Cnt da parte di Mosca avviene nello stesso giorno in cui l’inviato presidenziale russo per l’Africa, Mikhail Marghelov, partecipa a Parigi alla riunione dei Paesi amici della Libia.

Anche l’Algeria, unico Paese maghrebino a non aver ancora riconosciuto il Cnt si è detta pronta a farlo, dopo essere stata accusata ancora nelle ultime ore dal ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, di atteggiamento ambiguo, a causa delle tensioni con i ribelli libici per l’accoglienza concessa alla moglie di Gheddafi, Safiya, e a tre dei loro figli, Mohammed, Hannibal e Aisha. L’unica condizione, ha precisato il ministro degli Esteri algerino, Mourad Medelci, è che il Cnt dia vita a un Esecutivo con basi più ampie.

Ieri sera, intanto, poco dopo che i ribelli avevano annunciato la cattura di un altro esponente del Governo di Gheddafi, il ministro degli Esteri Abdelati Obeidi, due figli dello stesso Gheddafi, Saadi e Saif al Islam, hanno lanciato messaggi contraddittori, lasciando intuire l’emergere di crepe nella compattezza del clan famigliare. Parlando al telefono all’emittente Al Arabiya, Saadi ha confermato quanto aveva già annunciato il comandante militare degli insorti a Tripoli, Abdel Hakim Belhaj: il desiderio di trattare e magari anche di arrendersi, se ciò «servisse a fermare lo spargimento di sangue». Saadi ha detto di aver preso contatto con gli insorti per negoziare una «tregua» e precisato di parlare a nome del padre, che non si opporrebbe a una presa di potere da parte degli insorti. I contatti di Saadi con il Cnt sono stati confermati, sempre in serata, da Mehdi Harati, vicepresidente del consiglio militare del Cnt. Ben diverso e bellicoso è stato il messaggio audio di Saif al Islam trasmesso dall’emittente Arrai, basata a Damasco. «Siamo qui, continueremo la resistenza e la vittoria è vicina», ha proclamato, sostenendo di parlare da un sobborgo di Tripoli. Rivolto agli insorti, Saif li ha avvertiti di non attaccare Sirte: «Nella città ci sono ventimila uomini in armi e sono pronti» a combattere, ha detto.

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