Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Mosca condanna la decisione
di Trump su Gerusalemme

· Putin incontra Erdoğan e auspica colloqui diretti tra israeliani e palestinesi ·

«Destabilizzante per gli equilibrio regionali». Ha usato queste parole il presidente russo, Vladimir Putin, nel definire la recente decisione statunitense di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato di Israele. Incontrando ieri ad Ankara il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, Putin ha sottolineato che «lo status di Gerusalemme dovrebbe essere affrontato con contatti diretti tra Israele e Palestina». 

Un copertone in  fiamme durante gli scontri tra palestinesi e forze israeliane in Cisgiordania (Afp)

Si è trattato del settimo faccia a faccia del 2017 tra i due leader: un incontro scaturito da una telefonata intercorsa tra i due leader lo scorso 8 dicembre, durante la quale si sono trovati concordi nell’esprimere «profonda preoccupazione» per la decisione della Casa Bianca su Gerusalemme. «La decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele ha creato indignazione in tutto il mondo, deludendo gente appartenente a tre religioni, perché sono in tanti gli ebrei che vi si oppongono. Abbiamo discusso di questa decisione irresponsabile che trascina Israele nel fuoco» ha dichiarato Erdoğan. Dure critiche alla mossa del presidente Donald Trump sono state espresse anche dai capi delle diplomazie europee che ieri hanno incontrato a Bruxelles il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. «So che Netanyahu si aspetta che altri seguano la decisione del presidente Trump, di muovere l’ambasciata a Gerusalemme. Può tenere le sue aspettative per altri, perché da parte degli Stati dell’Unione europea questa mossa non arriverà» ha dichiarato l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini. «La sola iniziativa degli Stati Uniti non avrebbe successo, perché servono un quadro regionale e internazionale che accompagni il riavvio dei negoziati per il processo di pace» ha aggiunto Mogherini. Intanto, in Israele, in Cisgiordania e nella striscia di Gaza la tensione è altissima. È salito ad almeno 146 feriti il bilancio degli scontri registrati nella sola giornata di ieri durante le proteste nei Territori palestinesi.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

27 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE