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Morti nell’Egeo nell’attesa di un nuovo inizio

· Strage di profughi per un naufragio mentre a Bruxelles si apre il vertice Ue-Turchia sulla gestione dell’emergenza immigrazione ·

Si continua a morire nell’Egeo. Almeno 25 migranti hanno perso la vita ieri nel naufragio dell’imbarcazione su cui si trovavano, mentre altre decine sono state tratte in salvo da unità della Guardia costiera turca e italiana. Il naufragio è avvenuto — stando a fonti di stampa — a largo di Didim, nel sud est della Turchia. Tra le vittime ci sarebbero anche dieci bambini. 

Guardie e filo spinato al confine tra Grecia ed Ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Ap)

La nuova tragedia si è consumata a poche ore dall’apertura, questa mattina a Bruxelles, della conferenza internazionale tra Unione europea e Turchia incentrata proprio sul tema dell’immigrazione. Un appuntamento dal quale si attendono passi in avanti concreti nella definizione di una strategia comune per la gestione dell’emergenza e in particolare un rinnovato impegno di Ankara nel contenimento dei flussi di profughi che, attraverso il territorio turco, stanno raggiungendo la Grecia e lungo la rotta balcanica i Paesi del nord Europa. Sul tavolo anche la Road Map per arrivare al salvataggio di Schengen, dopo le misure di rafforzamento dei controlli decise da diversi Stati.
Per Berlino si tratta di un «vertice di fondamentale importanza» ha detto il cancelliere tedesco, Angela Merkel, arrivando a Bruxelles. L’obiettivo è quello di rafforzare i controlli alle frontiere esterne dell’Ue così da salvaguardare la libera circolazione delle persone prevista dalle procedura di Schengen e creare consenso per attuare le decisioni già prese sul fronte dei ricollocamenti e del sistema di registrazione dei rifugiati. «Abbiamo bisogno di trovare una soluzione attraverso la cooperazione con la Turchia per il bene di tutti e non solo di quanti stanno procedendo con misure unilaterali», ha detto Merkel, secondo la quale «serviranno diverse ore di discussione per avere soluzioni efficaci». A detta di Merkel sono diversi i motivi per cui l’Europa ha bisogno della Turchia per gestire la crisi dei migranti. In primo luogo si possono «migliorare le condizioni dei rifugiati nei Paesi vicini, riducendo le ragioni» per mettersi in cammino; in secondo luogo, si può «ridurre il numero dei migranti illegali» e così «garantire la piena protezione delle frontiere esterne» dell’Ue. Per Merkel «nel caso delle frontiere marittime, ciò è possibile solo con l’aiuto della Turchia». Infine, la lotta all’immigrazione illegale «è possibile solo con la cooperazione turca». Uno dei nodi centrali sul tavolo dei leader è quello della riforma del diritto di asilo. Su questo tema si è espresso oggi il premier britannico, David Cameron, che ha criticato la proposta. «Abbiamo il nostro approccio sull’asilo e sulle frontiere. Manteniamo le nostre frontiere e il nostro modo di fare le cose» ha detto Cameron, poco prima dell’inizio dei lavori del summit.
Un’altro punto sul quale si stanno concentrando le discussioni è quello della possibile chiusura della rotta balcanica. Ipotesi, tuttavia, che Berlino considera al momento soltanto «pura speculazione» come ha detto il portavoce di Angela Merkel, Christiane Wirtz. Diversa la posizione di Vienna. «Sono favorevole a dire parole chiare: chiuderemo tutte le rotte, anche quella balcanica» ha dichiarato oggi il cancelliere austriaco, Werner Faymann. Gli accordi con la Turchia sono una buona cosa, ma «se reggeranno lo si vedrà in futuro» ha aggiunto. Sulla stessa linea il premier belga, Charles Michel, secondo cui «l’unica soluzione per proteggere Schengen e il progetto europeo è la chiusura ermetica delle frontiere esterne ai flussi irregolari e non controllati di migranti». 

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