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Moro e l’Altare della Patria

· Riproposti in libreria gli incroci di Ferruccio Parazzoli tra storia, politica e letteratura ·

Raccolti in trilogia — Trilogia di Piazzale Loreto, Milano, Mondadori, 2011, pagine 330, euro 9,50 — i tre libri definiti “metropolitani” che Ferruccio Parazzoli ha scritto tra il 2003 e il 2006 (MM rossa; L’evacuazione e Piazza bella piazza) sembrano di fiammante attualità e di inossidabile incombenza.

Nel primo, un uomo di mezza età percorre ogni giorno in metrò il tratto che lo separa da casa al ricovero dove vive il padre; dal polipo multidirezionale del centro sino alle prime avvisaglie di periferia. Viaggio infero e surreale, quasi un brulicante quadro alla Bosch, tra accattoni, punk, lucciole, diseredati sociali, extracomunitari abbandonati a loro stessi, che fanno da contraltare alla città del sazio scialo, ma brillano come altrettanti enigmatici e lampeggianti volti di un Cristo che si fa strada quando si pensa che non ci siano più speranze.

Il secondo romanzo ricorda invece una vicenda di anni fa: il disinnesco di una bomba che vide svuotata di gente e di traffico l’insonne piazzale Loreto. Disattendendo le ingiunzioni municipali, un anziano residente rimane in loco e discende nelle viscere del palazzo in cui vive, figurando metaforicamente sia una calata agli inferi, sia uno scavo nell’inconscio, personale e degli altri. Ma proprio immerso nel buio, nel silenzio e nell’inimmaginabile teatro del sottosuolo, nascono segni di metafisiche presenze.

Nel terzo atto della trilogia, la piazza è vista dall’ alto: sotto, infinite storie, vortici umani e luna park di lamiere, degrado urbano e morale, informe marea produttiva. Una nostalgia d’oltre e di antico afferra il narrante, un tornante rimosso di sacro e di spirituale, un richiamo a valori inaffondabili e insostituiti.

Dal caotico ombelico di Milano, il piazzale simbolo della metropoli d’oggi, Parazzoli transita, in un altro libro, pure esso riproposto, ma completato da una appendice di bruciante contemporaneità (Altare della Patria, Milano, Il Saggiatore, 2011, pagine 172, euro 14), alla Roma del delitto Moro.

Qualche anno fa, in vista del trentennale del rapimento e dell’assassinio dello statista e della sua scorta, nonché del consueto “compianto” a lato delle rinnovate illazioni, inchieste e interpretazioni, Parazzoli decise di ribaltare l’affaire, a cominciare dai personaggi. Non più l’onorevole Moro, ma Paolo vi sarebbe diventato il protagonista di quella buia storia italiana, con la sua angoscia morale e psicologica. Chiamando a responsabile del dramma il degrado di una intera società politica e di costume, lo scrittore intendeva riattualizzare qualcosa di inquietante già abbondantemente relegato in un vecchio, mai digerito, ma alla fine indolore senso di colpa.

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07 dicembre 2019

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