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Montecassino segno di speranza

· Il cardinale Antonelli inviato speciale del Papa ·

Il ruolo e la natura dei monasteri benedettini, sorti per imitazione della prima comunità cristiana di Gerusalemme, sono stati al centro della riflessione del cardinale Ennio Antonelli, inviato speciale del Papa alla celebrazione commemorativa del settantesimo anniversario della distruzione e ricostruzione dell’abbazia di Montecassino. Il rito si è svolto venerdì 21 marzo, nel cenobio di Montecassino, dove si conservano i resti mortali di san Benedetto e santa Scolastica.

Dopo aver espresso l’affetto e la vicinanza di Papa Francesco, il cardinale presidente emerito del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha ricordato come nel corso dei secoli l’abbazia sia stata «quattro volte distrutta, l’ultima mediante bombardamento settanta anni fa, nel 1944, nel mezzo di una immane tragedia che ha coinvolto molti popoli, come testimoniano i cimiteri disseminati sul territorio». Tuttavia essa è sempre risorta dalle sue rovine. E per questo continua «a essere la città sul monte, che “non può restare nascosta” (Mt 5, 14)». Per il porporato dunque l’abbazia ha una missione particolare: quella di invitare a «guardare in alto», a trasmettere «il messaggio essenziale di san Benedetto: la vita è ricerca di Dio, ascesa a Dio». Con «il candore delle sue pietre», ha detto, esorta «a costruire ancora, con coraggio e perseveranza, relazioni e opere di civiltà e di pace».

Memore di queste vicende storiche, il cardinale ha invitato alla speranza per il futuro, basata solo sull’amore fedele e misericordioso di Dio. «A lui dunque — ha detto — affidiamo il difficile cammino storico della Chiesa, del monachesimo benedettino, di questa gloriosa abbazia, della civiltà europea, offrendo da parte nostra la disponibilità all’impegno ecclesiale e civile secondo le responsabilità proprie di ognuno». Il porporato ha invitato poi a raccomandare nella preghiera, «come ci ha suggerito il Papa Francesco», tutti i monaci benedettini, i benefattori dell’abbazia e anche «i soldati che sono morti» in questi luoghi, implorando la pace per il mondo.

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24 agosto 2019

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