Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Monte San Savino ricorda il suo poeta

· Centocinquant’anni fa, il 14 settembre 1862, nasceva Giulio Salvadori ·

In occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita, Monte San Savino (Arezzo) ricorda il servo di Dio Giulio Salvadori (14 settembre 1862 - 7 ottobre 1928) con un ricco calendario di celebrazioni che si snoderanno fino all’8 ottobre. Nell'omelia pronunciata dal cardinale Angelo Scola, nella messa che il 14 settembre ha concelebrato insieme al Consiglio episcopale diocesano e al clero della Valdichiana, l'arcivescovo di Milano ha ricordato come alla conoscenza della figura di Giulio Salvadori fu introdotto dal suo predecessore, il cardinale Giovanni Colombo che lo descrisse con stringate parole assai attuali in questi giorni di inizio del nuovo anno scolastico: «Non saliva mai in cattedra. Sentiva il Vangelo che glielo proibiva. Uno solo è il maestro. Restava in piedi».

Salvadori fu professore di Letteratura italiana all'università di Roma La Sapienza e successivamente preside, a Milano, della Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Per ricostruire la vicenda umana e professionale di Salvadori, abbiamo scelto di pubblicare un articolo di Nello Vian apparso su «Avvenire» il 7 ottobre 1998, in occasione del settantesimo anniversario della morte dello scrittore aretino. Vian — segretario della Biblioteca Apostolica Vaticana dal 1949 al 1977 e poi segretario generale dell’Istituto Paolo VI di Brescia — è stato allievo di Salvadori all’Università Cattolica del Sacro Cuore e avrebbe voluto laurearsi con lui con un tesi su Gasparo Contarini e la riforma cattolica nel Cinquecento, ma la morte del professore nel 1928 gli impose un cambiamento di programma. Ne studiò comunque in maniera approfondita l’intera opera, pubblicando nel centenario della nascita (1962) il libro La giovinezza di Salvadori , e poi gli Scritti bizantini (1963) e le Lettere (1976). Amico di Gabriele D’Annunzio nei primissimi anni della sua giovinezza, anche Salvadori faceva parte — scrive Vian in Tela di ragno romana («Strenna dei Romanisti», lii, 1991) — «della schiera dei più promettenti neòteroi che nella Roma bizantina erano impegnati a produrre la letteratura della nuova Italia, auspice il Carducci e impresario-editore Angelo Sommaruga»; da questi circoli letterari lo allontanò ben presto l’incontro con la fede. Quella fede che trapela anche nelle due poesie – A Santa Maria delle Vertighe e Ricordo – che Inos Biffi legge e commenta avvalendosi dell’interpretazione proprio del cardinale Colombo, che di Salvadori fu un altro celebre discepolo.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

06 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE