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Monsignor Amleto Tondini  maestro di fede e di cultura

· Un ricordo nel quarantesimo dell’Associazione Santi Pietro e Paolo ·

L’Associazione Santi Pietro e Paolo ricorda quest’anno il quarantesimo di fondazione. Com’è noto, nel settembre del 1970, in concomitanza con il centenario della fine del potere temporale dei Papi, Paolo VI — con un gesto di forte valenza profetica — aveva abolito i corpi armati pontifici, eccettuata la Guardia Svizzera. L’anno seguente il Papa istituiva l’Associazione, per raccogliere in una nuova struttura gli uomini che avevano fatto parte della soppressa Guardia Palatina d’Onore, e perché non andasse perduta la fisionomia di quel «corpo armato», animato da un saldo attaccamento alla Sede Apostolica, che nasceva dalla vita liturgica, dalla soda formazione catechistica e culturale, e dall’impegno attivo nella carità.

Di questa complessa attività era stato volitivo e perspicace animatore monsignor Amleto Tondini, nominato nel 1937 da Pio XI cappellano della Guardia Palatina. Nelle celebrazioni di questo quarantennale, è bene sottolineare che l’Associazione — nata un anno dopo la sua morte — vive tuttora dell’impulso da lui dato al dinamismo della vita spirituale della Guardia. È un doveroso ritorno alle radici. La memoria alimenta la fedeltà e la continuità.

Monsignor Tondini è stato anzitutto un personaggio di primo piano nella Curia romana, e non solo. Nato in diocesi di Forlì il 10 settembre 1899, già distintosi negli studi superiori tanto da essere inviato a Roma come alunno del seminario romano, vi conseguì le lauree in filosofia, teologia e in utroque iure . Fu ordinato sacerdote nel 1923. Tornato in diocesi, gli fu affidata la parrocchia della Santissima Trinità in Forlì, alla quale rimase sempre attaccatissimo.

Nel 1930 fu chiamato alla Segreteria di Stato, dove compì il cursus honorum , che — iniziato come primo Minutante e valido collaboratore del Sostituto monsignor Giovanni Battista Montini — culminò nelle nomine a reggente della Cancelleria Apostolica, nel 1950, e a segretario dei Brevi ai Principi, nel 1960. Ebbe anche altre responsabilità nella Curia romana e fu postulatore della causa del venerabile Antonio Martínez de la Pedraja. Fu un grande maestro per i suoi collaboratori, che seppe formare alla conoscenza e all’uso dello stilus Curiae , per le lingue sia italiana che latina. Era molto severo nell’esecuzione della disciplina di ufficio, ma si faceva amare perché umano e socievole, favorendo rapporti di amicizia e d’intesa schietta e serena.

La sua fama, vastissima anche all’estero, nasceva dalla padronanza della lingua latina, che egli conosceva alla perfezione, e dal prestigio culturale. Quanto al suo servizio specifico nella Santa Sede, nessuno potrà mai elencare i documenti pontifici alla cui traduzione collaborò come primo responsabile, da quelli di routine a quelli eccelsi: basti citare le encicliche di Giovanni XXIII Mater et Magistra e Pacem in terris , e così per le prime encicliche di Paolo VI, fino alla morte, a cominciare dalla Ecclesiam suam . Tradusse anche i documenti del sinodo romano, voluto dal Papa Roncalli.

Monsignor Tondini aveva il dono di comporre splendide iscrizioni latine, celebrative di vari eventi ecclesiali, che sono diffuse un po’ dappertutto, tanto erano richieste. Egli sviluppò questo dono con un particolare afflato di poesia, creando un genere compositivo totalmente nuovo, perché le iscrizioni erano da lui concepite come stralci di ispirazione lirica, in uno stile sobrio, icastico e altamente suggestivo. La sua autorevolezza è dimostrata dalle edizioni da lui curate: il grande e bel volume di Inscriptiones Latinae , del 1968, che raccolse il contenuto di tre edizioni anteriori; le stupende sillogi di iscrizioni, Rerum Scintillulae (1955), e Rivulis canentibus (1963), oltre alle iscrizioni in onore di Pio XII, del 1965. Suoi sono anche il Lexicon novorum vocabulorum (1963) e il Thesaurus locutionum Latinarum copiosissimus , uscito postumo (1969), oltre alla collana, da lui fondata nel 1967, Thesaurus Latinitatis , nel cui secondo volume pubblicò gli Scripta Latina nunc primum edita dell’umanista forlivese Xante Viriati, nel 1967.

Il suo culto della lingua di Cicerone culminò nella fondazione, nel 1952, della rivista Latinitas — di cui fu il primo direttore — che acquistò subito rinomanza internazionale. Le sue benemerenze culturali furono coronate da vari riconoscimenti, che sarebbe lungo elencare. Fu anche membro della Pontificia Accademia Internazionale Mariana, in seguito alla pubblicazione del suo importante volume di Encicliche Mariane , che ebbe due edizioni, nel 1950 e nel 1954, quest’ultima di quasi mille pagine. E non è da dimenticare il suo messalino festivo con preghiere Sacrificium Nostrum , del 1958, nel quale erano contenuti i propri delle messe delle domeniche e festività dell’anno, in traduzione italiana con testo a fronte; ciò che pone monsignor Tondini fra i promotori del rinnovamento liturgico italiano prima del concilio Vaticano II.

Il suo zelo pastorale si dispiegò principalmente nella Guardia Palatina, in un servizio che durò dal 1937 alla morte. Monsignor Tondini vi si dedicò interamente, oltre le già grandi incombenze di ufficio e di studio. Il suo primo obiettivo fu quello di dare ai «palatini» un’alta qualificazione umana, professionale e spirituale, in questo pienamente coadiuvato dal comandante, il conte Francesco Cantuti Castelvetri. Sul valore di tale qualificazione c’è una testimonianza assai singolare: quando Giovanni XXIII ricevette gli ufficiali del comando per gli auguri natalizi — nel 1960, se ben ricordo — il Papa si soffermò a lungo con quella trentina di uomini, che gli venivano presentati col proprio titolo di ufficio: docenti universitari, direttori di dipartimenti in vari ministeri, impiegati di notevole livello. Nel discorso che seguì, il Papa confessò, con amabile e spiritosa bonarietà, che ne era rimasto sorpreso, ricordando che, ai suoi tempi, si sapeva che le guardie palatine amavano trattenersi, dopo i servizi, nelle mescite di Borgo; e suscitò così una corale allegria nei presenti. Le parole del Pontefice non furono mai pubblicizzate per ovvi motivi, ma ora non c’è più motivo di temere che possano suonare a disdoro di persone più che benemerite e degne.

Resta il fatto che monsignor Tondini aveva voluto rinnovare l’istituzione alla base, e con risultati eloquenti. La sua opera di rinnovamento riguardò in primo piano la vita liturgica della Guardia Palatina: all’inizio trovò che le uniche pratiche religiose previste erano una predicazione in preparazione alla Pasqua e una messa a novembre per i defunti del Corpo. Egli volle subito la celebrazione della messa domenicale e festiva, con altre iniziative di formazione religiosa e spirituale, che ebbero un enorme incremento allo scoppio della guerra, appena pochi anni dopo la sua nomina.

La situazione di Roma «città aperta», i bombardamenti su di essa, l’assistenza a innumerevoli profughi accolti nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, posero nel settembre 1943 grossi problemi organizzativi al comando, richiedendo un arruolamento straordinario che portò le guardie a circa duemila effettivi, per i servizi di vigilanza in Vaticano e nei luoghi extraterritoriali, l’assistenza logistica e caritativa, l’acquartieramento stabile per ogni evenienza. Il loro numero, la cui preparazione remota era stata impedita dall’urgenza del momento, richiese disposizioni straordinarie per l’assistenza religiosa: monsignor Tondini volle perciò offrire a quelle guardie un’alta e ardente temperie spirituale, con la celebrazione quotidiana di tre messe perché tutti potessero assistervi a turno, le funzioni serali di ogni giorno con la benedizione eucaristica, i turni di adorazione del Santissimo Sacramento, i primi venerdì del mese, il maggio mariano, la facilità per le confessioni.

Il cappellano voleva dare motivi sempre più coinvolgenti alle guardie: ecco perciò l’istituzione della Conferenza di San Vincenzo nel 1943, i gruppi del Vangelo, le conferenze di cultura religiosa, la creazione di una biblioteca anche per le guardie dislocate a Castel Gandolfo e in altri distaccamenti in Roma, insieme a iniziative più distensive, come le «mattinate palatine» con visite ai punti di maggior interesse storico e artistico del Vaticano, le conversazioni di carattere scientifico-letterario, fino all’istituzione di una schola cantorum per le cerimonie liturgiche. In quel periodo, che è il più tragico della guerra, nasceva anche un foglietto ciclostilato settimanale, antesignano del mensile «Vita Palatina», che, in mutata veste tipografica curata da «L’Osservatore Romano», divenne poi l’organo ufficiale della guardia, fino alla cessazione della sua attività.

La vita liturgica e la formazione religiosa delle guardie palatine furono perciò l’obiettivo costante dell’instancabile azione pastorale di monsignor Tondini. Le messe domenicali e festive erano tanto frequentate che negli anni Cinquanta si rese necessaria una messa celebrata contemporaneamente nell’adiacente sala detta anticappella. La cappella era stata del tutto rinnovata: il pittore bresciano Vittorio Trainini affrescò l’abside e le sue due ali con pregevoli raffigurazioni della vita di san Pietro; il grande crocifisso sopra l’altare fu modellato dallo scultore Giovanni Prini, i candelabri dell’altare da Venanzo Crocetti, e altri due pregevoli artisti crearono le statue dei santi Pietro e Paolo nelle nicchie accanto all’altare, e le stazioni della Via Crucis. Monsignor Tondini istituì inoltre la congregazione mariana Virgo fidelis per alimentare la devozione delle guardie alla Madonna, né mancò mai l’omaggio di una corona di fiori alla statua dell’Immacolata a piazza di Spagna.

Alle catechesi liturgiche della messa seguivano ogni domenica i corsi di catechismo: anzitutto quelli per il gruppo ragazzi, da lui fondato nel 1948 con l’intento che — sono sue parole — «questi ragazzi, destinati all’altissimo onore di diventare guardie del Vicario di Cristo, siano educati allo stesso sublime ideale che è stato la ragione d’essere della Guardia Palatina: una devozione, una fedeltà a tutta prova al Sommo Pontefice». Altri corsi domenicali erano destinati ogni anno alle reclute, cioè ai diciottenni e oltre, che, debitamente selezionati, si preparavano al giuramento di Guardia Palatina d’Onore. Durante l’anno avevano luogo altri corsi di cultura religiosa, tenuti da ecclesiastici di grande spicco, come anche avveniva per il triduo di preparazione al precetto pasquale. Allo scopo di assicurare una solida formazione sia agli ex ragazzi che entravano nella Guardia dopo il quinquennio di preparazione, sia alle altre giovani guardie, fu istituito nel 1958 il gruppo Tra noi giovani, per incontri mensili di cultura religiosa, oltre a corsi annuali su determinati temi — uno fu dedicato al Vaticano II — col concorso finale scritto, i cui migliori venivano solennemente premiati.

Inoltre, per i giovani del gruppo erano organizzati ritiri spirituali e, in autunno, una gita per la visita di importanti luoghi sacri e monumenti storici del Lazio e di altre regioni, che affiatavano i partecipanti nei vincoli della conoscenza artistica e culturale, e soprattutto dell’amicizia e della gioia del cuore. Monsignor Tondini aveva voluto, nel 1948, anche il gruppo anziani, che seguiva con la massima fedeltà la vita liturgica e formativa del quartiere. E, come già detto, aveva anche fondato la Conferenza di San Vincenzo per l’assistenza a famiglie bisognose e la visita settimanale ai malati allora ricoverati nelle corsie del Santo Spirito, attività che seguiva con interesse e concreti aiuti economici.

Davvero l’eredità di monsignor Tondini è stata grande e impareggiabile. Essa continua tuttora nell’Associazione: alcune forme sono mutate, altre ne sono subentrate, ma lo spirito è tuttora quello da lui inculcato con tanto impegno, sacrificio e forza di volontà, nei 32 anni del suo ministero di cappellano. Un ministero che non si fermava alle esteriorità, ma andava dritto alla sostanza, e raggiungeva il cuore di innumerevoli ragazzi, giovani e uomini, da lui amati con lo stesso amore di Cristo. Nel quarantennio di fondazione, l’Associazione Santi Pietro e Paolo non dimentica quanto gli deve nella sua attività, e sa di aver imparato da lui la vitalità della fede e la fantasia nel bene, oltre alla granitica fedeltà al Papa e alla Cattedra di Pietro, secondo il motto, sempre tanto onorato dai soci e anch’esso dettato da monsignor Amleto Tondini: Fide constamus avita .

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