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Monaci per gli altri

· Il patriarca ortodosso di Romania alla riunione degli egumeni ·

Bucarest, 19. La missione più importante per un monaco si svolge nel monastero stesso ed è quella di ricevere fedeli e pellegrini, di farsi luce e guida, per loro e per la vita della Chiesa: presiedendo, nei giorni scorsi, la sinassi degli egumeni e delle egumenisse dell’arcivescovado di Bucarest e dei monasteri stavropegiaci, il patriarca di Romania, Daniel, ha sottolineato che il ruolo degli istituti monastici è di mostrare la vera fede e di aiutare gli uomini che si trovano nel bisogno, specialmente da un punto di vista spirituale: «La missione dei monasteri è una testimonianza della giusta via, di conforto a coloro che necessitano di buoni consigli, di luce nella loro vita, di incoraggiamento. Ci sono momenti in cui — ha detto Daniel — dobbiamo mettere insieme un discorso illuminante e un’opera buona, al fine di dare testimonianza dell’amore di Cristo nel mondo, poiché Cristo opera per mezzo del suo Corpo mistico, per mezzo della Chiesa».

All’incontro, svoltosi nel monastero Caraiman, nella contea di Prahova, hanno partecipato fra gli altri il vescovo di Tulcea, Visarion, il vescovo di Prahova, Timotei, oltre a numerosi egumeni ed egumenisse. Oltre al tema della missione attuale di parrocchie e monasteri, si è parlato della vita e delle opere di san Giovanni Crisostomo e di altri grandi padri spirituali.

Anche se — ha spiegato il primate della Chiesa ortodossa romena — «abbiamo casi in cui i monaci sono stati inviati come missionari per cristianizzare i popoli, rafforzare la vita spirituale là dove era più debole, la loro missione più importante non è tanto di lavorare sul campo quanto di rendersi utili all’interno del monastero». E ha citato l’esempio di padre Cleopa Ilie, abate del monastero di Sihastria, morto nel 1998, fra i più conosciuti rappresentanti dell’ortodossia romena. Egli «non è stato inviato in missione in Africa o in Asia ma a mettere ordine in alcuni monasteri su richiesta del patriarca Justinian. Allo stesso tempo è divenuto missionario per il suo modo di dare il benvenuto a fedeli e pellegrini nel monastero, nutrendoli spiritualmente con parole edificanti, fondate sempre sulla sacra Scrittura e i padri della Chiesa e non su idee originali od opinioni personali». Perché, come diceva san Giovanni Crisostomo, il monastero deve essere «rifugio di tranquillità, preghiera, vita e gioia spirituali».

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