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Molto rumore per nulla

· L’Europa e l’accordo greco ·

L’ultimo atto della tragedia greca, tra propaganda e Realpolitik, è andato in scena a Bruxelles con il compromesso raggiunto in extremis dai leader nell’ultimo Consiglio Ue. A poco più di una settimana dal referendum nel quale i greci hanno detto no alle condizioni imposte dai creditori internazionali per un nuovo piano di salvataggio, il loro premier, Alexis Tsipras, ha dovuto cedere alle pressioni delle cancellerie e accettare un commissariamento de facto del proprio Paese. 

Molto rumore per nulla, quindi. Il grande circo mediatico sollevato da Syriza e dai suoi alleati è svanito. Vince l’asse Merkel-Hollande: una strategia che ha messo all’angolo i populismi, aggirato la volontà degli elettori e fatto capire che l’Europa non si decide nelle piazze bensì nei ristretti circoli dei palazzi e nei mille equilibrismi dei negoziatori.
Tutto questo — si dice — in nome della salvezza dell’integrità europea. Ma di quale Europa? Di certo non quella di Adenauer, De Gasperi, Schuman, quella fondata sulla fiducia, la speranza e la solidarietà figlie di una grande visione internazionale, in grado di sfidare anche le opinioni pubbliche nazionali e gli interessi elettorali.
Nel testo dell’accordo si chiarisce che, per ottenere un nuovo prestito da 86 miliardi, il Governo greco dovrà «consultarsi e accordarsi con le istituzioni europee su tutti i disegni di legge nelle aree sensibili, con il giusto anticipo prima che queste vengano sottoposte all’attenzione pubblica o al Parlamento». Alla Commissione Ue è stato affidato il compito di coordinare il supporto tecnico da fornire alla Grecia in tutte le fasi delle riforme. L’accordo pretende inoltre una marcia indietro del Governo Tsipras, che dovrà annullare alcune misure adottate in passato, a eccezione di quelle mirate a contrastare la crisi umanitaria dovuta alle difficoltà economiche.

Sono però due gli aspetti che meglio di altri fanno capire la portata dell’accordo di Bruxelles. Il primo è la creazione di un fondo nel quale far confluire beni greci fino a cinquanta miliardi di euro. Questi dovranno servire a ripagare il pacchetto di aiuti dell’Esm (il fondo salva-Stati europeo). In sostanza, una garanzia, o meglio — dicono gli esperti — un piano di privatizzazioni forzato.

di Luca M. Possati

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18 ottobre 2019

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