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Molti paesi europei
riconoscono Guaidó

· ​Dopo il rifiuto di Maduro di indire nuove elezioni presidenziali ·

  Alcuni paesi dell’Ue, tra cui Francia, Spagna, Gran Bretagna, Austria, Svezia, Portogallo, Germania, Paesi Bassi e Lituania, hanno riconosciuto stamani la legittimità di Juan Guaidó, che il 23 gennaio ha giurato come presidente ad interim del Venezuela. La decisione è giunta dopo il rifiuto di Nicolás Maduro di accettare la richiesta di indire nuove elezioni presidenziali.

La decisione fa seguito all’ultimatum, scaduto ieri sera, che aveva dato otto giorni a Caracas per convocare le presidenziali. Maduro si era detto pronto a indire nuove elezioni, ma solo parlamentari. Parigi ha definito l’iniziativa «una farsa».

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha sottolineato che in Venezuela «c’è un presidente il cui voto, lo scorso maggio, è stato molto contestato». Dinanzi al suo «rifiuto di organizzare le presidenziali per chiarire e rasserenare la situazione consideriamo che Guaidó abbia le capacità e la legittimità per organizzare queste elezioni».

Da parte sua il ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, si è augurato che questi riconoscimenti aiutino a superare «questa crisi umanitaria». L’Italia, invece, non sembra al momento disponibile a riconoscere Guaidó come presidente ad interim, malgrado le richieste in questo senso arrivate dallo stesso leader dell’opposizione.

Intanto la possibilità di un conflitto armato comincia a essere ventilata dalle parti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto, in un’intervista rilasciata alla «Cnn», che l’intervento militare «è un’opzione» sul tavolo, rivelando al tempo stesso di non aver accettato di incontrare Maduro rifiutando una sua esplicita richiesta in questo senso. La dichiarazione di Trump sulla possibilità di usare la forza «mina tutti i principi di base del diritto internazionale», ha ribattuto il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov. Mosca, ha proseguito Lavrov, sostiene l’iniziativa di una conferenza sulla risoluzione della crisi politica, così come proposto dal Messico e dall’Uruguay. «Questi sforzi mirano a creare le condizioni per un dialogo nazionale che coinvolga tutte le forze politiche venezuelane», ha sottolineato.

«L’opzione militare è sul tavolo di Trump. Cosa dovrebbe fare un paese? Arrendersi?», ha dal canto suo commentato Maduro, facendo riferimento anche al rischio di una guerra civile in Venezuela.

Guaidó ha intanto incontrato il presidente della Conferenza episcopale del Venezuela, l’arcivescovo di Maracaibo José Luis Azuaje Ayala, nell’ambito degli «sforzi per sbloccare gli aiuti umanitari e prestare attenzione ai venezuelani». Lo ha reso noto lo stesso Guaidó su Twitter preannunciando l’ingresso nel paese di «alimenti e medicinali». Nella prolusione tenuta a Caracas in apertura della 61ª Assemblea plenaria dell’episcopato, il presidente della Conferenza episcopale aveva chiesto «un cambiamento integrale di politica e leader» tramite «l’unione dei venezuelani dentro e fuori il paese».

Sul fronte diplomatico l’Alta rappresentante dell’Unione europea (Ue) per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e il presidente dell’Uruguay, Tabaré Vazquez, hanno annunciato che «l’Uruguay e l’Ue ospiteranno il 7 febbraio la riunione inaugurale del Gruppo di contatto internazionale sul Venezuela». L’incontro si terrà a Montevideo e sarà a livello ministeriale, hanno aggiunto. Il gruppo riunirà rappresentanti di otto stati europei (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito) e di quattro paesi dell’America latina (Bolivia, Costarica, Ecuador e Uruguay).

Anche il Gruppo di Lima, del quale fanno parte Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perú, Santa Lucia e Messico, si riunisce oggi ad Ottawa per esaminare gli ultimi sviluppi della situazione e mettere a punto una strategia comune.

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08 dicembre 2019

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