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Modello ed esempio

· Cinquant’anni fa la lettera dei vescovi polacchi ai vescovi tedeschi ·

«Il coraggioso gesto dei presuli polacchi, compiuto in concomitanza con l’ultima sessione del concilio Vaticano II, ha aperto una via difficile ma efficace per il processo di riconciliazione tra le due nazioni dopo le tragiche vicende della seconda guerra mondiale»: così, a nome del Papa, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha ringraziato l’ambasciatore della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede Piotr Nowina-Konopka per gli eventi promossi in occasione del cinquantesimo anniversario della storica lettera, Perdoniamo e chiediamo perdono, redatta dai padri sinodali polacchi del concilio e indirizzata ai loro fratelli vescovi tedeschi. «Anche oggi — continua Parolin — tale gesto può essere modello ed esempio per tutte le nazioni e società che si trovano in difficili situazioni di conflitto». 

«Sono profondamente persuaso — gli ha fatto eco l’ambasciatore polacco — che anche oggi nell’epoca della guerra mondiale condotta a pezzi la lettera può essere di ispirazione». Il 23 ottobre è stata inaugurata nei Musei vaticani la mostra Perdono e riconciliazione. Il cardinale Bolesław Kominek, sconosciuto padre dell’Europa dedicata a uno dei promotori della lettera, e tre giorni dopo è stata celebrata un’eucaristia di riconciliazione nel Campo Teutonico in Vaticano seguita da una conferenza.

“ Il primate Stefan Wyszyński e il cardinale Bolesław Kominek, grande promotore della riconciliazione, diedero una manifestazione di grande saggezza guardando alla storia delle nostre nazioni in una prospettiva millenaria” ha sottolineato nell’omelia il presidente della conferenza episcopale polacca, vescovo di Poznań, “Fu un atto di coraggio dell’episcopato polacco, il quale, in quelle difficili circostanze politiche, osò prendere l’iniziativa nel forum internazionale, all’insaputa del Partito e contro il suo volere”.

Le parole del messaggio ci appaiono quasi come un miracolo, ha scritto nel suo intervento Karl Lehman, il cardinale vescovo di Mainz. “Dopo che la Polonia aveva subito orrori inenarrabili a causa del regime del terrore nazionalsocialista, e dopo che la Germania nazista aveva perfino riflettuto sull’annientamento della Polonia, prima dell’anniversario dei mille anni della loro patria nel 1966, nel cuore dei polacchi si trovò una scintilla che malgrado tutte le avversità non si era mai spenta: la disponibilità al perdono”. Mentre il cardinale Giovanni Lajolo, presidente emerito del Governatorato e della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, ha messo in risalto il valore profetico e il forte richiamo al valore pedagogico della memoria di un testo purtroppo molto attuale nel mondo di oggi, dilaniato da profonde divisioni e gravi pericoli a livello mondiale.

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25 aprile 2019

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