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​Modello di riconciliazione

· ​A mezzo secolo dalla lettera dei vescovi polacchi per il perdono reciproco con i tedeschi ·

Da Roma partì, il 16 novembre 1965, nella scia del concilio Vaticano II che stava per concludersi, la memorabile lettera dei vescovi polacchi nella quale si leggeva: «Perdoniamo e chiediamo perdono».

Lech Wałęsa all’uscita del tribunale dove ha registrato Solidarność (J. Morek/Forum)

Fu quella lettera a dare inizio al processo che ha portato polacchi e tedeschi a una riconciliazione iniziata vent’anni dopo l’orribile guerra che ha coinvolto diversi Paesi del mondo e di cui la Polonia nel 1939 fu la prima vittima. Questo cinquantesimo anniversario ci invita a ricordare gli sforzi di molti cristiani, polacchi e tedeschi che furono pazienti pionieri del processo di riconciliazione e poi artefici della sua realizzazione.

Il coraggio e la testimonianza personale di poche persone hanno contribuito a gettare le basi di quella cultura dell’incontro della quale parlava spesso Giovanni Paolo II e che ora di continuo richiama Papa Francesco. In realtà il processo era in atto da tempo, promosso dagli intellettuali di ambedue parti, ma contro la volontà delle autorità nazionali tedesca e polacca, della Germania orientale e della Polonia di allora.

La riconciliazione tra polacchi e tedeschi può essere vista come un esempio in vista di altre riconciliazioni: tra polacchi e russi, tra ucraini e polacchi, infine tra russi e ucraini. È un modello che dovrebbe essere esportato, dai Balcani al Medio oriente. Nel cinquantesimo anniversario della lettera dei vescovi polacchi sarebbe opportuno raccontare quest’incredibile storia in tutti i luoghi del mondo che sprofondano nei conflitti. È un’esperienza che deve essere trasmessa alle generazioni future, in occasioni come la giornata mondiale della gioventù, che si terrà nel 2016 a Cracovia e alla quale prenderanno parte milioni di ragazze e ragazzi. L’Europa deve raccontare la sua esperienza di riconciliazione. E i giovani devono imparare che la ricostruzione dei ponti interrotti è possibile.

di Piotr Nowina-Konopka,
Ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede

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22 agosto 2018

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