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Mistica di un misantropo

· ​Le stravaganti tesi del padre della matematica intuizionistica ·

La traduzione di Vita, arte e mistica (Milano, Adelphi, 2015, pagine 195, euro 13) libretto di sinistra e contorta intensità pubblicato a seguito di una sconcertante conferenza tenuta nel 1905 da Luitzen Egbertus Brouwer presso l’associazione studentesca dell’università di Delft, è la prima che appaia in volume in una lingua diversa dall’olandese. Questo secolare confinamento deriva dagli imbarazzi e dalle remore suscitate dalle tesi stravaganti e dalle «terribili, minacciose, nere parole» di un ventiquattrenne che una manciata di anni dopo sarebbe diventato un acclarato matematico, membro della reale accademia delle scienze e padre della matematica intuizionista. Per allievi, colleghi, ammiratori e successori del grande matematico sarebbe stato sempre arduo conciliare l’immagine dell’accademico nel pieno rigore della disciplina con quella del misantropo solitario elaboratore di un militante esoterismo mistico. 

Bruegel il Vecchio,«Misantropo» (1568)

Vita, arte e mistica è un testo crepuscolare, traboccante fino all’ultima riga di torvo e metodico risentimento nei confronti di quel positivismo scientifico che indora ancora l’epoca al ritmo dei valzer viennesi, intriso di una nascosta ma palpabile eversione nietzschiana. Come in una sorta di fenomenologia generale del degrado umano Brouwer invoca gli spiriti del sospetto su quanto dà ordinariamente forma al patto sociale e alla convivenza umana, mette in ridicolo l’evanescenza e le velleità del linguaggio, denuncia le dinamiche perverse del meccanismo economico e di tutte le sue felpate astuzie, prende di mira l’inclinazione della scienza, «ultimo fiore irrigidito della cultura», a trasformarsi in una nuova dogmatica razionalistica ripiena di inutili fantasmi concettuali, dichiara l’arte e la religione «industria di morfina su vasta scala», mentre sconsiglia risolutamente la compagnia del prossimo, le insidie della vita sociale, la fatue lusinghe della suggestione di massa, esprime il suo profondo rammarico persino per la medicina colpevole di aver «indossato una livrea da lacchè proprio al servizio di chi l’ha sopraffatta». Constata la pur incolpevole inferiorità delle donne, sirene che con le loro lusinghe allontanano l’uomo dal suo cammino, come la fatuità inconsapevole di chi va blaterando «perfino di equivalenza di uomo e donna»: «l’uomo dovrebbe evitare la donna, ignorarla, mentre la donna dovrebbe vivere nell’uomo, considerando se stessa un niente, priva di forza e valore, e sacrificando tutto per l’amato».
Nella lettera scritta a un amico come resoconto della conferenza da cui sarebbe nato il testo, Brouwer si compiace di annotare la reazione di «un paio di ragazze che in lacrime gridavano di non poterne più, di voler essere riportate a casa». In questo acido disegno di un «mondo triste» perché deformato dalle intellettualistiche pretese di un’epoca che pretende di «comprendere il mondo», tutto appare territorio cosparso di forme illusorie a cui gli esseri umano si affidano con incosciente risolutezza.

di Giuliano Zanchi

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20 maggio 2019

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