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Mistero di trasformazione

· Il Vangelo di domenica 17 marzo, II di Quaresima ·

Lungo il cammino verso Gerusalemme, dove sarà consegnato e verrà messo a morte, Gesù invita Pietro, Giacomo e Giovanni a una sosta sul Monte Tabor. Egli vuole sollevare il loro cuore, gravato dal peso di aver saputo e compreso che il Messia sarà giudicato come un malfattore e messo a morte. Come reggere l’impatto di questo avvicinarsi di tenebre, di quell’ora in cui si farà buio su tutta la terra? Gesù offre ai suoi amici una lettura diversa del cammino, un punto di osservazione straripante di luce: si trasfigura davanti a loro e diviene “candido” e “sfolgorante”. È un anticipo della Pasqua, di quella luce splendente che di prima mattina rotola in modo prepotente la pietra di ogni sepolcro e di ogni morte. A questo punto, Pietro, Giacomo e Giovanni, che «erano oppressi dal sonno» finalmente si «svegliarono»: erano ciechi, incapaci di cogliere il senso luminoso di tutto il cammino, ma ora finalmente possono guardare al di là del buio del momento, verso un orizzonte infinito di luce. Passano, cioè, dalla notte della morte alla luce della Pasqua. Così, il Vangelo della Trasfigurazione, mentre anticipa la Pasqua, è anche un’eco del Natale: la luce viene nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

In questa domenica celebriamo e contempliamo un mistero di trasformazione che ricorda alla nostra vita due grandi verità; la prima è che la luce del Signore continua a brillare anche quando attraversiamo la notte dello smarrimento, dell’angoscia, della paura o del dolore e queste esperienze di morte sono lentamente trasformate dall’agire amorevole e silenzioso di Dio verso di noi; la seconda, è che la nostra destinazione finale è essere trasformati e trasfigurati in Cristo e, perciò, le tenebre del male, della violenza e della morte non hanno l’ultima parola su di noi. Il presente che viviamo, perciò, dalla prospettiva del Monte e cioè dall’alto della visuale di Dio, non rimane prigioniero della paura di soccombere, ma può essere visto a partire dalla promessa futura: siamo fin d’ora risorti con Cristo e saremo completamente trasfigurati in Lui.

Che cosa mi è richiesto? Il brano del Vangelo sottolinea tre tappe: fare una pausa per salire sul monte, svegliarmi dal sonno e lasciarmi trasformare dal Signore.

E così, oltre a uno sguardo sulla vita, questa domenica ci offre un itinerario quaresimale. In questo tempo, ci farà bene recuperare il gusto di fermarci, di fare delle “soste” salutari e luminose in mezzo ai ritmi frenetici di ogni giorno, così da poter “salire sul Monte”, là dove il cielo splendente dell’amore di Dio può toccare la fragilità della terra di cui siamo impastati; se i nostri occhi sono schiacciati da un sonno pesante, come fu per i tre apostoli, proprio la Quaresima è “il tempo favorevole” per risvegliarci al Vangelo e guardare la vita a partire da Dio e dalla Sua Parola; e, infine, più che essere preoccupato di cambiare qualcosa come se la conversione fosse opera dei miei sforzi e dei miei digiuni, lasciarmi trasfigurare dal Signore. La fede non impone alla mia vita il violento imperativo “devi cambiare”, ma, al contrario, mi rivolge il dolce invito “lasciati trasformare”.

di Francesco Cosentino

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20 aprile 2019

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