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Mistero
di trasformazione

Ogni anno nella seconda domenica di quaresima e poi al cuore dell’estate, il 6 agosto, la Chiesa ci chiama a celebrare l’evento della Trasfigurazione del Signore Gesù. Si tratta di un mistero inesauribile, che cercherò semplicemente di contemplare meditando sulla pagina evangelica che lo narra; tenterò, secondo l’insegnamento di Origene, di contemplare e leggere le vesti di Cristo che sono le parole del Vangelo, invocando lo Spirito santo affinché le faccia risplendere, le faccia diventare bianche come la luce (cfr. Origene, Commento a Matteo XII, 38; su Matteo, 17, 2).

Nel vangelo ritenuto in genere più antico, quello secondo Marco, il racconto della trasfigurazione è introdotto solennemente da queste parole di Gesù: «Amen, io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non gusteranno la morte prima di aver visto il regno di Dio venuto con potenza» (9, 1). Gesù parla alle folle e ai discepoli, ma fa un annuncio che opera una distinzione: tra i suoi ascoltatori alcuni saranno beneficiari di un’esperienza misteriosa, diventeranno nella fede partecipi di un mistero prima di morire.

Nei versetti precedenti Gesù ha parlato della sequela esigente dietro a lui, dicendo: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, smetta di conoscere soltanto se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Marco, 8, 34), ma ora promette che qualcuno di quelli che lo seguono vedrà il regno di Dio non solo alla fine dei tempi, ma già venuto nella sua forza; Gesù promette che alcuni parteciperanno al suo mistero, alla sua identità, alla sua vita. Non tutti, ma solo alcuni.

di Enzo Bianchi

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14 novembre 2019

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