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Missione e misericordia

· Due parole hanno contraddistinto la vita di don Giuseppe Morgera tra gli sfollati di Ischia ·

Sabato 27 aprile verrà presentato a Casamicciola Terme (Napoli) il libro di Ulderico Parente «Missione e misericordia. Don Giuseppe Morgera, parroco di Casamicciola» (Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2019, pagine 256, euro 12). La presentazione del volume è stata scritta dal cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, mentre la prefazione è a cura del vescovo di Ischia, Pietro Lagnese.

Un’immagine del terremoto che devastò Casamicciola nel 1883

Quando la sera del 21 agosto 2017 l’isola d’Ischia fu visitata ancora una volta dal terremoto, la memoria di molti andò immediatamente al grave sisma che colpì la stessa terra alle ore 21.25 del 28 luglio 1883. Quella volta il numero dei morti fu elevatissimo: complessivamente 2.333 persone. Di queste, 625 erano turisti che al momento della scossa (in piena stagione estiva) si trovavano ospiti degli alberghi e delle ville nei centri più colpiti. Tra le vittime ci furono anche il padre, la madre e la sorella di Benedetto Croce. Il grande filosofo di Pescasseroli, allora diciassettenne, in vacanza nell’isola con i famigliari, si salvò miracolosamente ma riportò gravi ferite che segnarono il suo corpo e la sua psiche in modo indelebile. Ne fa memoria nel Contributo alla critica di me stesso del 1915. Se Benedetto Croce fu testimone insigne di quella tragedia, un altro fu il vero protagonista: nella condivisione, nella consolazione, nella ricostruzione. Si tratta di don Giuseppe Morgera, che all’epoca era viceparroco e immediatamente dopo sarà nominato parroco di Casamicciola, il centro che subì i maggiori crolli, e che il 23 aprile 2002 Giovanni Paolo II dichiarò venerabile riconoscendo l’indole «eroica» delle sue virtù e del suo stile di vita.

La Libreria editrice vaticana nella collana Volti — che si propone di essere non semplicemente una raccolta di biografie, ma lo spazio culturale affinché, dalle parole che raccontano i fatti, emergano le persone, le loro vicende, i loro ideali, le loro relazioni, il loro essere-dono per la vita della Chiesa e del mondo — presenta Missione e misericordia. Don Giuseppe Morgera, parroco di Casamicciola, di Ulderico Parente, docente di Storia contemporanea e consultore storico della Congregazione delle cause dei santi. Il libro, con profondità di contenuto e agilità di linguaggio, traccia lo straordinario profilo di uomo, di credente, di sacerdote del protagonista. La vita di Giuseppe Morgera si svolse quasi interamente nel perimetro dell’isola d’Ischia, dal 1844 al 1898. Morì piuttosto giovane, a cinquantaquattro anni, ma la sua fu un’esistenza assai densa. A lui si deve la ricostruzione della chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, interamente crollata a causa del terremoto. Sono stati scritti diversi profili biografici del sacerdote; esistono poi gli atti processuali della sua causa di beatificazione iniziata nel 1991. La novità del volume ora pubblicato non sta tanto nelle informazioni, quanto nella prospettiva con cui esse vengono rilette e presentate. Il venerabile è descritto nel contesto della sua epoca, facendo riferimento ai vari ambiti storici locali e generali, e attingendo a una vasta e aggiornata bibliografia. In tal modo, il protagonista viene calato nella realtà storica e la sua figura viene inquadrata nelle complesse dinamiche che caratterizzarono il periodo vissuto: un arco di tempo importante e ricco di cambiamenti che investirono il parroco di Casamicciola, il quale li sperimentò e li interpretò dall’osservatorio peculiare dell’isola. Il libro ha pure il pregio di ripulire la figura del venerabile dalla patina agiografica, di cui erano rivestiti i testi precedenti.

Nel corso della vita del sacerdote si verificarono trasformazioni epocali: dal passaggio dal Regno delle due Sicilie al Regno d’Italia (1861) alla nascita e alla crescita dei movimenti di massa, dai dirompenti mutamenti intervenuti nel mondo del lavoro al tramonto della famiglia patriarcale. Innovazioni si ebbero anche nella Chiesa: dalla celebrazione del concilio ecumenico Vaticano i, in cui si definì l’infallibilità pontificia, al crollo del potere temporale dei Papi, dalle leggi di soppressione degli istituti religiosi alla laicizzazione della scuola, dall’introduzione del matrimonio civile all’intervento nella questione sociale. L’arco temporale della vita del Morgera si situa entro questi straordinari cambiamenti.

Prendendo in considerazione una biografia quasi interamente inscritta nel circuito ristretto di un’isola, si potrebbe essere indotti a ritenere che fu una vita meno soggetta agli scuotimenti che si verificarono nelle grandi città e che agitarono, talora drammaticamente, la società; e, davvero, in quella porzione di terra mancarono le manifestazioni più clamorose legate alle trasformazioni socio-politiche ed economico-culturali del secondo Ottocento. Eppure don Giuseppe, da Casamicciola, con gli strumenti del tempo, ma soprattutto con un animo disponibile all’ascolto, drizzò le sue antenne per recepire quanto si svolgeva nel mondo. Nel suo sacerdozio stupisce, in riferimento a quell’epoca, la dimensione corale e sinodale della visione di Chiesa. Tale concezione non si espresse in proposte teoriche, ma si tradusse in una concreta solidarietà sacerdotale e nella comunione con il vescovo diocesano. L’esempio della guida della parrocchia, in cui chiamò a collaborare diversi sacerdoti, il desiderio di ricondurre ogni pratica religiosa nel solco ordinato delle norme liturgiche, lo sforzo di far crescere intorno al bacino parrocchiale le esperienze dell’associazionismo cattolico tradizionale, il consolidamento delle devozioni popolari innestate in una visione cristologica, offrono la dimensione di una matura volontà di innalzare la comunità cristiana a un livello religioso più alto, senza stravolgerne i legami con il passato.

Pur essendo rimasto quasi sempre nel perimetro ischitano, in don Giuseppe Morgera riluce una tipologia da “missionario”, i cui confini non sono quelli geografici o delle circoscrizioni parrocchiali o diocesane, ma sono rappresentati dalle marginalità delle persone, che egli, con il suo variegato apostolato, volle rimettere al centro della sua “cura pastorale”. In questo senso, egli abbatté muri, ricoprì solchi, rimarginò ferite. La misericordia fu la sua carta identitaria e questa identità egli declinò, senza proclami, nel silenzio e con umiltà, con la sua esistenza. Missione e misericordia: furono questi i due fulcri intorno ai quali ruotò l’asse della vita di don Giuseppe Morgera, e sono queste le due “parole” che la sua esistenza suggerisce a chi ne fa memoria a centovent’anni dalla morte.

di Giuseppe Merola

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18 agosto 2019

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