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Missione di Pompeo
in Vicino e Medio oriente

· Al centro il ritiro dei soldati dalla Siria e la questione del nucleare iraniano ·

Il segretario di stato americano, Michael Pompeo, si appresta a svolgere una missione in Vicino e Medio oriente. Il capo della diplomazia statunitense visiterà otto paesi arabi: Giordania, Egitto, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, Oman e Kuwait. Si tratta del primo viaggio di Pompeo da quando il presidente Trump, ha annunciato il ritiro dei militari dalla Siria.

Fra i temi al centro della visita, ha fatto sapere il dipartimento di stato, vi saranno i conflitti in Siria e Yemen nonché la questione del dossier nucleare iraniano. Pompeo non si fermerà in Israele: ha già avuto occasione di parlare del ritiro delle truppe dalla Siria durante un incontro con il premier, Benyamin Netanyahu, a margine dell’insediamento del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, lo scorso primo gennaio. Intanto, ieri Trump è nuovamente intervenuto sulla questione del ritiro dei soldati americani dalla Siria. «Le truppe statunitensi andranno via dalla Siria velocemente» ha ribadito il presidente. «Abbiamo spazzato via il sedicente stato islamico (Is)» ha aggiunto. L’Iran, la Russia e la Turchia «odiano l’Is più di noi e possono combatterlo da soli». La crisi siriana è stata uno dei temi cruciali del confronto tra Netanyahu e il consigliere alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ieri in Israele. Il consigliere — uno degli uomini di punta dell’amministrazione Trump — ha detto che il ritiro delle truppe americane dal nord-est della Siria è legato alla sconfitta di ciò che rimane dell’Is e alle garanzie da parte della Turchia di sicurezza per i combattenti curdi alleati degli Stati Uniti. Bolton ha affermato che al momento «non esiste un programma per riportare i soldati a casa dalla Siria, ma ha ribadito che la loro presenza non è a tempo indeterminato». Oggi il consigliere si reca ad Ankara per incontrare il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. Nel frattempo, il Pentagono perde un altro pezzo: il suo capo di gabinetto, Kevin Sweeney, rimasto a fianco del segretario alla difesa per due anni, ha rassegnato le dimissioni.

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20 ottobre 2019

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