Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Missionaria della teologia

· A colloquio con Sara Butler, membro della Commissione teologica internazionale e docente nei seminari ·

«No, non lo avrei mai immaginato! Fu una totale sorpresa!». È autenticamente felice, e quasi ancora autenticamente meravigliata, suor Sara Butler quando ricorda la sua nomina a membro della Commissione teologica internazionale, ormai nove anni fa. Era il 2004: la scelta di Giovanni Paolo II di chiamare due donne nella Commissione voluta da Papa Montini nel 1969 — e poi a lungo presieduta dall’allora cardinale Ratzinger — venne quindi ribadita nel 2009 per un altro quinquennio da Benedetto XVI (l’altra è la laica Barbara Hallensleben, che insegna teologia alla Facoltà teologica di Friburgo in Svizzera). Nata a Toledo (Ohio) nel 1938 in una famiglia cattolica, dopo aver studiato dalle orsoline ed essere entrata nell’ordine delle Missionary Servants of the Most Blessed Trinity nell’agosto del 1956, Sara Butler si iscrive alla Catholic University of America di Washington: «Era il 1961 e le donne non erano ammesse alla facoltà di teologia. Quindi mi laureai in educazione religiosa». Il dottorato in teologia sistematica, conseguito presso la Fordham University di New York, verrà nel 1971. Esattamente venti anni dopo, la licenza in teologia presso l’università St. Mary of the Lake (Mundelein Seminary), nell’arcidiocesi di Chicago.

La sua vita personale e professionale è ricca di spunti. Tra gli anni Sessanta e Settanta lei era una fautrice del sacerdozio femminile. Poi, però, ha cambiato idea, e l’ha cambiata dopo aver studiato, seriamente e in profondità, il tema.

In quegli anni se ne discuteva moltissimo. In tanti credevano fosse semplicemente una questione di maschilismo, una proibizione priva cioè di giustificazioni intrinseche. All’epoca lavoravo con la Church Women United, un gruppo ecumenico. Poi, nel 1975, The Catholic Theological Society of America mi chiese di fare una ricerca sullo status della donna nella Chiesa e nella società — e di coordinare una task force in tema — anche se in realtà la cosa che più interessava era il sacerdozio femminile. Così, quando nel 1976 la Congregazione per la dottrina della fede pubblicò la dichiarazione Inter insigniores , in cui spiegava e confermava l’insegnamento della Chiesa in tema, il colpo fu durissimo. Senza averlo davvero studiato, decidemmo che il testo non ci convinceva: lo considerammo solo uno dei tanti scritti, preoccupate come eravamo dal voler dire la nostra. Quando andai al secondo incontro sull’ordinazione femminile nel 1979, scoprii che vi erano due fazioni contrapposte: quelli che volevano le donne sacerdote e quelli che volevano una Chiesa cattolica senza sacerdoti in assoluto, a prescindere cioè dal sesso. I vescovi cattolici della Anglican-Roman Catholic Commission mi incaricarono di preparare una relazione sulla Inter insigniores per spiegare ai membri anglicani della commissione perché la Chiesa cattolica continuava a sostenere l’esclusione dell’ordinazione femminile. Quell’incarico mi obbligò a fare una cosa che fino ad allora nessuno di noi aveva fatto: studiare davvero quel documento. Lo feci e ne rimasi folgorata: realizzai che l’insegnamento plurisecolare della Chiesa era giusto. Ricordo benissimo che, seduta alla mia scrivania, pensai: «Signore, ora dovrò dire pubblicamente che ho cambiato idea».

E lo disse...

Oh, sì! [sorride, e gli occhi le brillano divertiti] I miei colleghi non erano molto contenti di quello che ascoltavano! Ritenni fosse doveroso fare seriamente chiarezza in tema e nel 1987 scrissi un articolo, Second Thoughts on Inter Insigniores : provai a pubblicarlo in una rivista cattolica, ma inutilmente. Per due anni non ci fu verso. Nel 1988-89 presi quindi un anno sabatico e andai al St. John’s a Collegeville (Minnesota): volevo cercare di studiare e approfondire meglio la questione, che di lì a poco sarebbe tornata al centro della scena giacché la Chiesa anglicana l’aveva concessa. Ricordo benissimo quando, nel 1994, ascoltai la notizia: Giovanni Paolo II aveva emanato la lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis , in cui ribadiva il sacerdozio esclusivamente maschile. Fu un terremoto! Eppure, è tutto così chiaro: Gesù ha istituito il sacramento dell’ordinazione come un’estensione della sua stessa autorità. Del resto, come ripeteva il Papa, il genio femminile non ha bisogno di cariche gerarchiche per affermarsi nella Chiesa! Ma sono molto comprensiva con quanti non lo capiscono, giacché io stessa prima non lo capivo. Quindi, ogni volta che me lo chiedono, sono aperta al dialogo. Ho pubblicato diversi articoli su riviste teologiche per dare il mio contributo e nel 2007 ho scritto un libro, The Catholic Priesthood and Women; A Guide to the Church’s Teaching , in cui non solo tento di spiegare e fare conoscere la posizione della Chiesa, ma cerco anche di capire perché così tanti facciano fatica ad accettare una tradizione che non è frutto di una scelta dell’istituzione ecclesiastica, ma che è invece collegata direttamente alla volontà di Cristo.

Una missione perfetta per una donna del suo ordine religioso...

Già! Faccio parte delle Missionary Servants of the Most Blessed Trinity, ordine approvato canonicamente nel 1932, il cui specifico carisma è la preservazione della Fede. Dobbiamo cioè continuamente cercare di approfondire la nostra fede personale, affinché possa tramutarsi in un agire retto e giusto. La nuova evangelizzazione è dunque il nostro quotidiano agire! (tra l’altro, suor Sara Butler è anche consultore del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione).

Da ventiquattro anni lei svolge un altro compito molto importante: insegna teologia dogmatica nei seminari. Come è avvenuto?

Come spesso accade nella vita, un po’ per caso. Dopo due mandati nel consiglio generale della mia comunità (dal 1978 al 1988), fui invitata a insegnare teologia in un seminario: un posto si era reso vacante al Mundelein Seminary, in Illinois. Ormai sono vent’anni che insegno teologia agli uomini che si preparano per il sacerdozio diocesano. Prima al Mundelein Seminary dal 1989 al 2003, poi, tra il 2003 e il 2010, al seminario di St. Joseph (arcidiocesi di New York) e ora nuovamente a Mundelein. Sicuramente non era questo che mi aspettavo quando lasciai Toledo, in Ohio, per entrare nella mia comunità religiosa missionaria! Eppure ho scoperto che anche il seminario ha una dimensione missionaria.

Nell’autunno del 2009 il Fellowship of Catholic Scholars l’ha onorata del Cardinal Wright Award per «outstanding scholarly service to the Church». Crede sia importante che le donne insegnino nei seminari ai futuri sacerdoti?

Importantissimo, davvero importantissimo. È un arricchimento per tutti, per i singoli e per la Chiesa nel suo complesso. Credo aiuti molto gli studenti, i futuri sacerdoti, a conoscere le donne e a relazionarsi con loro: non dimentichiamo che le donne sono una parte sostanziale dell’umanità! Io ho sempre avuto relazioni proficue e costruttive, anche a distanza di tempo, con i miei studenti, e con i colleghi. Pur nelle differenze esistenti tra i due seminari in cui ho insegnato, il bilancio è decisamente positivo. Ho anche diverse colleghe non religiose che insegnano con me.

Ma sono eccezioni o è la regola nel suo Paese?

Negli Stati Uniti ogni seminario ha almeno una o due donne che vi insegnano. Per fortuna, dunque, non si tratta assolutamente di una rarità. E certo, non dovrebbe mai esserlo.

Sara Butler ha insegnato teologia prima al Mundelein Seminary (arcidiocesi di Chicago, 1989-2003) e poi, fino al 2010, al seminario St. Joseph (arcidiocesi di New York). Attualmente è tornata al Mundelein Seminary, dove è professore emerito di teologia sistematica. Per la Conferenza episcopale statunitense è stata consulente teologica, facendo parte di diversi comitati dal 1973. Per la Santa Sede, invece, è stata membro della Commissione internazionale anglicana-cattolica (1991-2004) e della Conversazione internazionale tra cattolici e battisti (2008-2011). Dal 2004 è nella Commissione teologica internazionale.

Giulia Galeotti

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE