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Missionari
e non chierici professionisti

· Il cardinale Nichols ai preti inglesi nella giornata di santificazione sacerdotale ·

Rinnovare il cuore e la mente nell’amore per il Signore. È il compito che, nella giornata della santificazione sacerdotale, il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, ha affidato ai preti della sua diocesi. Una sorta di ripartenza, di occasione per rimodulare il proprio stile di vita nella consapevolezza di essere inseriti in un cammino, in una storia, quella della Chiesa locale, che è anche una ricchissima eredità alla quale attingere.

Vetrata raffigurante John Henry Newman (Dahlgren Chapel della Georgetown University)

In questo senso, ha spiegato il porporato ai sacerdoti riuniti lo scorso 29 giugno nella cattedrale di Westminster per la celebrazione eucaristica, si spiegano i due regali offerti dalla diocesi ai suoi preti: un libro pubblicato in occasione del 450° anniversario dell’English College a Douai, seminario che «ha contribuito a rilanciare la vita della Chiesa in Inghilterra e in Galles», e, soprattutto, una bella edizione del libro Meditazioni e devozioni del cardinale John Henry Newman. La spiritualità semplice e al contempo profonda del grande teologo inglese — da poco annunciato come prossimo santo della Chiesa cattolica — è uno scrigno di preziose indicazioni per la vita interiore. Come in un passaggio di una sua preghiera allo Spirito Santo: «Ti adoro, o Signore, per quanto hai fatto per me. Riconosco e sento, non solo per fede ma per esperienza, che non ho un solo pensiero buono né faccio una sola buona azione senza di Te. Io lo so, che se mi sforzo di compiere qualsiasi cosa buona fallirò certamente. Ne ho amara esperienza. Mio Dio, io sono salvo solo quando tu soffi su di me». È proprio quel puntare la bussola direttamente e unicamente su Dio il motivo sul quale il cardinale Nichols ha dedicato il cuore della sua omelia.

Il porporato ha preso spunto da una frase di san Francesco d’Assisi, il quale al termine della vita «radunando i suoi compagni attorno a lui, disse semplicemente: “Cominciamo, fratelli, a servire il Signore, perché finora abbiamo fatto pochi progressi». E si è chiesto: «Come iniziamo ad amare di nuovo il Signore, dentro e attraverso il nostro sacerdozio?».

La risposta si è sviluppata attraverso tre suggerimenti pratici. Innanzitutto — e qui si ritrova quel totale affidamento espresso dalla preghiera di Newman — «vivere ogni giorno in una gratitudine gioiosa per tutto ciò che ci viene dato». Riconoscere, cioè, tutti «i modi in cui Dio ci ha toccato». È utile, ha spiegato l’arcivescovo di Westminster, abituarsi a riempire i propri spazi di solitudine con questa «gratitudine gioiosa» che si fa compagna nel cammino.

La seconda indicazione è una sorta di corollario della precedente, scaturendo proprio da quel riferimento primario alla presenza del Signore: «Affidarsi totalmente alla misericordia di Dio». È questo un atteggiamento che coinvolge anche lo stile di vita del sacerdote, chiamato a innestarsi in una rete di relazioni che lo vedono interconnesso con le strutture parrocchiali, diocesane e con il popolo. Il prete deve alimentare, sostenere queste relazioni «con un amore resiliente e condiviso per il Signore», impegnandosi con spirito di servizio e facendo «tutto per Lui, perché in Lui solo è il nostro vanto».

C’è poi una terza lezione: «Noi — ha ammonito il cardinale Nichols — siamo sempre chiamati a essere sacerdoti missionari, non chierici professionisti». Un’indicazione, presa anch’essa dalla «grande storia» della Chiesa locale: l’elenco del clero secolare del XIX secolo nel Direttorio cattolico, ha ricordato infatti il porporato, era intestato ai “sacerdoti missionari” e l’arcivescovo Ullathorne amava ripetere che il titolo di “prete missionario” era «il più alto che un sacerdote potesse avere».

Uno spirito missionario da vivere anche nell’apparente sedentarietà di una parrocchia. Ogni giorno, ha spiegato l’arcivescovo di Westminster, ci si confronta con realtà “scomode” nelle quali «dobbiamo essere presenti» e avere il coraggio di «dire cose scomode».

Ma tutto questo, ha ribadito il cardinale, ha un punto di partenza: «Cominciamo ad amare il Signore!». Torna attuale un’altra preghiera di Newman contenuta nel libro regalato ai sacerdoti: «Resta con me, e allora inizierò a risplendere come Tu risplendi, a risplendere fino a divenire luce per gli altri. La luce, o Gesù, verrà tutta da Te. Sarai Tu che risplenderai sugli altri attraverso me». E così ha concluso il porporato: «Amiamo il Signore nel profondo del nostro cuore, nei nostri momenti di solitudine, nel tempo trascorso da soli con Lui. Amiamolo nei nostri sforzi di servirlo nel suo corpo, la Chiesa. Amiamolo di nuovo nella prontezza ad adempiere la sua missione, data dal Padre, di portare una parola di compassione, di misericordia, di perdono al mondo, specialmente ai fratelli e alle sorelle vulnerabili».

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17 settembre 2019

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