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Missionari e custodi della casa comune

· ​Il Celam sulla «Laudato si’» ·

Essere realmente missionari significa oggi anche assumere l’impegno di custodire i doni della creazione per difendere così soprattutto i poveri e i vulnerabili da uno sfruttamento dissennato del pianeta. È quanto, in estrema sintesi, affermano i presuli del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) nella lettera pastorale dedicata appunto alla responsabilità missionaria letta alla luce del richiamo alla «conversione ecologica» presente nella Laudato si’ di Papa Francesco. «Discepoli missionari, custodi della casa comune» è il titolo del documento, frutto di un lungo cammino di studio ed elaborazione collettiva, che offre uno sguardo latinoamericano sull’attuale crisi ecologica. Una crisi che investe e interpella con urgenza sia i singoli che le comunità, i sistemi industriali come le politiche nazionali e sovrannazionali. «Discernere “i segni dei tempi” è una caratteristica del lavoro teologico pastorale della Chiesa. Nell’adempimento di questa missione, i vescovi del Celam vogliono scrutare a fondo i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo, in modo che la Chiesa possa rispondere agli interrogativi dell’umanità>, viene spiegato nel documento.
Si tratta, ha sottolineato monsignor Juan Espinoza Jiménez, vescovo ausiliare di Morelia e segretario generale del Celam, di uno strumento teso a «incoraggiare il nostro impegno a essere una Chiesa in uscita missionaria, povera per i poveri, discepoli missionari, custodi della casa comune». I vescovi latinoamericani, in comunione con il Pontefice e in linea con l’enciclica Laudato si’, ribadiscono come sia «nostro dovere assicurare che l’autentico sviluppo si compia in tutta la sua pienezza, passando da condizioni di vita meno umane a condizioni più umane». Tuttavia, avvertono, non si conquisterà uno sviluppo autentico, «se si attenta alla casa comune, a questo pianeta Terra che è creazione di Dio». Quindi, da una prospettiva latinoamericana e cercando di «entrare in dialogo con tutti su come stiamo costruendo il futuro del pianeta», i presuli vogliono «cercare insieme percorsi di liberazione» che conducano alla «vera saggezza» e all’approccio di «risposte integrali».

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19 settembre 2018

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