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Missili
vicino ad Aleppo

· Quaranta vittime nell’attacco a postazioni militari ·

Almeno quaranta persone sono morte e altre sessanta rimaste ferite in seguito a presunti attacchi missilistici, la notte scorsa, contro postazioni militari governative nel nord della Siria. A darne notizia sono fonti locali, citate dalle agenzie internazionali. L’Irna, agenzia di stampa ufficiale di Teheran, ha riferito che negli attacchi sarebbero morti anche diversi militari iraniani. Le postazioni colpite si trovano a nord di Aleppo. Secondo i media ufficiali siriani, gli attacchi sarebbero partiti da basi britanniche e statunitensi nel nord della Giordania; durante le operazioni sarebbero stati lanciati nove missili balistici. Alcune fonti affermano che invece si sarebbe trattato di un’operazione israeliana. Nel frattempo, i media di stato siriani hanno annunciato questa mattina un accordo per lo sgombero del campo profughi palestinese a Yarmuk, nella periferia sud di Damasco, in mano ai miliziani del sedicente stato islamico (Is) e teatro da diversi giorni di una pesante offensiva governativa. Secondo l’Osservatorio nazionale dei diritti umani (voce dell’opposizione in esilio a Londra), nei combattimenti e nei bombardamenti in corso a Yarmuk finora sono rimasti uccisi decine di civili, oltre settanta soldati dell’esercito di Damasco e una sessantina di jihadisti. Inoltre migliaia di civili si sono dati alla fuga. Da segnalare inoltre gli scontri scoppiati negli ultimi giorni lungo il fiume Eufrate, nella Siria orientale. Il bilancio parla di almeno venti morti tra miliziani curdi e militari governativi siriani. I combattimenti sono esplosi per il controllo di un importante giacimento di gas naturale. Sul piano diplomatico, da segnalare l’intervento, ieri, del ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov. Russia, Iran e Turchia — ha detto Lavrov — «non vogliono dividere la Siria, come vorrebbero invece fare gli Stati Uniti». Durante un incontro a Mosca con i colleghi iraniano, Javad Sharif, e turco, Mevlüt Çavuşoğlu, Lavrov ha sottolineato che «i nostri tre paesi vogliono che la Siria continui ad essere uno stato unito». Russia, Turchia e Iran sono garanti del cosiddetto processo di Astana, che viene condotto in parallelo a quello dell’Onu a Ginevra, e punta ad assicurare la cessazione delle ostilità nelle zone di “de-escalation” nel paese per consentire l’arrivo di aiuti e assistenza.

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17 ottobre 2019

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