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Misericordia
medicina dei nostri tempi

· In un opuscolo del vescovo Giuseppe Sciacca ·

Come si sa, e ognuno di noi l’ha sperimentato, nel nostro conversare, e talvolta nello scrivere, si va a finire nel luogo comune. Per esempio, dalla parabola del buon samaritano (Luca, 10, 25-37) si è abituati a dire che il nostro prossimo è il “povero”, il “maltrattato”, il “lontano”; tuttavia, se si va a leggere attentamente il testo del vangelo, si scopre che il prossimo, di cui lì si parla, non è colui che è incappato nei ladroni, ma il samaritano benestante, che lo ha curato e aiutato pagandogli anche il pernottamento nella locanda.

Dall’attenta lettura deduciamo più esattamente che il nostro prossimo è anche, e forse prima di tutto, il vicino bisognoso, scopriamo che c’è anche una “povertà spirituale” e non solo quella materiale; insomma l’individuazione del “prossimo” da beneficare dipende dalle circostanze e dalle situazioni in cui quotidianamente viviamo. Dietro la spinta di Papa Francesco siamo edotti, piccoli e grandi, su quel che la misericordia significa non solo nella disponibilità del cuore ma anche in quello delle opere: volontariato, ospitalità, raccolta di beni di consumo per i bisognosi. Non farebbe male tuttavia approfondire il senso delle parole come “misericordia” e affini, soprattutto a quanti di noi siamo invitati a parlare di questo argomento di grande attualità. Un piccolo, ma denso ed efficace, sussidio all’uopo ce lo fornisce il vescovo Giuseppe Sciacca, con l’opuscolo intitolato Pietas, misericordia, aequitas (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2015, pagine 23, euro 5). Qui la parola misericordia è al centro delle tre parole, come a mediare, tra pietas ed aequitas; come a fissare confini sì tra le due, ma anche arricchimento reciproco, un dialogo tra pietas ed aequitas che rende la misericordia equanime, universale, duttile nel rispetto di confini tra il mio diritto e quello dell’altro, feconda produttrice di serenità e di pace. Da Paolo vi in avanti la Chiesa ha dato spazio alla “misericordia”; e Giovanni Paolo ii l’ha privilegiata. La predicazione di Papa Francesco, ispirata alla misericordia, rende oggi l’argomento di grande attualità. L’autore ritiene indispensabile richiamare in partenza le radici di una corrente di pensiero e di modo di vivere che fa riferimento al nichilismo del filosofo Friedrich Nietzsche. La pietas è l’antidoto al veleno del nichilismo; la pietas, con la misericordia e l’aequitas sono la medicina dei nostri tempi.

di Raffaele Farina

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17 novembre 2019

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