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Misericordia ecumenica

· ​Il cardinale Koch parla del giubileo e della prossima visita del Papa al tempio maggiore di Roma ·

La visita papale al Tempio maggiore di Roma, in programma domenica 17 gennaio, sarà un momento forte per ribadire un messaggio che sta particolarmente a cuore a Francesco: «è assolutamente impossibile essere cristiani e, allo stesso tempo, essere antisemiti». Lo afferma il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che in questa intervista al nostro giornale traccia un bilancio dell’attività del dicastero nell’anno appena trascorso e indica gli impegni futuri.

Marc Chagall, «Il rabbino con il rotolo della Legge» (1930)

Proprio all’inizio del giubileo della misericordia Francesco incontra la più antica comunità della diaspora occidentale. Che significato ha questo gesto?

Mi sembra una bellissima continuità nella tradizione. Giovanni Paolo II è stato il primo Papa nella storia a visitare la sinagoga di Roma il 13 aprile 1986. Dopo di lui lo ha fatto Benedetto XVI il 17 gennaio 2010, nel giorno che precede l’inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Vorrei ricordare i buoni rapporti di Papa Francesco con il mondo ebraico, che risalgono ai suoi anni di episcopato in Argentina. Ricordo particolarmente che il Papa ha anche una grande amicizia con il rabbino Abraham Skorka, che lo ha accompagnato nel suo viaggio in Terra santa. La visita di Papa Francesco alla sinagoga di Roma ha in sé un messaggio che il Pontefice ritiene molto importante e che non si stanca mai di dire chiaramente: è assolutamente impossibile essere cristiani e, allo stesso tempo, essere antisemiti. In questo tempo, nel quale assistiamo a nuove ondate di antisemitismo in Europa, mi sembra un messaggio ancora più importante.

Può tracciare un bilancio complessivo dell’attività del dicastero per l’anno passato?

Nel 2015 abbiamo soprattutto proseguito i dialoghi in corso e visitato differenti Chiese e comunità ecclesiali. E Papa Francesco ha ricevuto molti rappresentanti di altre Chiese in udienza. Abbiamo anche avuto la gioia del dono dell’enciclica Laudato si’, che è stata presentata a Roma dal metropolita ortodosso John Zizioulas. È stato senza dubbio un evento ecumenico. Non dimentichiamo poi che lo scorso anno Papa Francesco ha stabilito di celebrare anche nella Chiesa cattolica la giornata di salvaguardia del creato il 1° settembre, in coincidenza con quella promossa dal Patriarcato di Costantinopoli.

Qual è la valenza ecumenica del giubileo della misericordia?

Il fulcro centrale dell’anno santo a livello ecumenico è la celebrazione dei secondi vespri del 25 gennaio, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Infatti, la tematica della misericordia di Dio è essenzialmente ecumenica, perché l’ecumenismo non è solo un dialogo su questioni difficili e controverse, ma deve concentrarsi anche sulle tematiche centrali e comuni della nostra fede. E la misericordia di Dio è il cuore della nostra fede. Ho saputo di diocesi che hanno inserito alcune celebrazioni ecumeniche dell’anno santo nel programma. Queste iniziative mi sembrano molto importanti, perché è necessario approfondire il tema della misericordia anche in ambito ecumenico. 

di Nicola Gori

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08 dicembre 2019

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